SI RICOMINCIA
A scuola in buona salute

La scuola comporta per molti bambini un cambiamento notevole delle abitudini quotidiane: orari diversi, nuovi contatti, una diversa alimentazione.
I genitori, in genere, si preoccupano più del vestiario, della cartella e dei libri e non pensano al maggior impegno, non solo mentale, ma anche fisico di uno scolaro.
Per affrontare la scuola in buona salute ci sono alcune regole da seguire, non solo all’inizio ma durante tutto l’anno scolastico.
Bisogna distinguere due aspetti della salute di un alunno che frequenta la scuola primaria: l’aspetto psicologico e quello fisico. Per quanto riguarda il primo, quei bambini che hanno già avuto una socializzazione graduale alla scuola materna convivono più facilmente con i loro coetanei e accettano anche la figura dell’insegnante come punto di riferimento.
Coloro, invece, che affrontano la scuola per la prima volta hanno bisogno di un’attenzione particolare.
MALATTIE
Per quanto riguarda la salute fisica, i genitori si preoccupano soprattutto delle infezioni batteriche e virali che a scuola si trasmettono facilmente da un bambino all’altro.
La scuola oggi è anche maestra di vita in una comunità allargata ed eterogenea, con tutte le difficoltà che ne possono derivare. Inoltre, i bambini sono più esposti alle diverse infezioni poiché il loro organismo è meno difeso. Nella maggior parte dei casi si tratta di episodi infettivi, a carico delle prime vie respiratorie, che si risolvono in maniera spontanea. Il bambino, in autunno e in inverno, può presentare anche cinque o sei di questi episodi, con il naso che cola, qualche linea di febbre, mal di gola e un po’ di tosse.
Il bambino che inizia la scuola deve essere già vaccinato contro alcune gravi malattie (poliomielite, difterite, tetano ed epatite B). Sono altrettanto importanti le vaccinazioni contro morbillo, pertosse, parotite e rosolia.
Del tutto improbabile è il rischio di trasmissione del virus dell’Hiv tra bambini che convivono in un ambiente scolastico.
Più pericolosa, invece, è la tubercolosi, malattia che purtroppo sta riemergendo nella nostra società. E’ previsto un controllo periodico degli scolari e di tutto il personale scolastico (con apposito test) per accertare l’assenza del bacillo della Tbc.
In prima classe l’alunno viene sottoposto ad una visita medica generale per controllare peso, statura, cuore, polmoni, denti, scheletro e capacità motorie. Visite più specialistiche sono previste in seconda, in quarta e negli anni della scuola media.
DIFETTI VISIVI
Difficilmente un bambino si rende conto di avere un difetto alla vista: per lui la visione che ha è quella giusta e talvolta nella sua mente si creano anche convinzioni sbagliate. Ad esempio, che un occhio serva a vedere da vicino e l’altro da lontano. Ci sono comunque dei segnali che possono insospettire genitori ed insegnanti: il bambino con problemi alla vista ha spesso gli occhi arrossati e tende a strizzarli ogni volta che guarda la lavagna, oppure tiene il capo molto vicino al libro o al quaderno che ha dinanzi. Altri sintomi sono: frequenti mal di testa, affaticamento e svogliatezza.
Il primo controllo della vista va fatto in età prescolare. A cinque anni, quando il bambino è più collaborativo, si procede ad un esame più completo, osservando con appositi apparecchi anche la cornea e il cristallino. Molti bambini presentano difficoltà nella motilità oculare con difetti di convergenza, anche senza evidenziare un vero strabismo.
Per ovviare ai più comuni difetti della vista (miopia, ipermetropia, astigmatismo) ci sono delle lenti graduate da applicare a montature molto semplici e al tempo stesso robuste. A questa età è troppo presto per le lenti a contatto. In genere i bambini si adattano facilmente all’uso degli occhiali poiché vedono meglio, non solo ciò che sta scritto sulla lavagna, ma anche il monitor del computer, i videogiochi e lo schermo della televisione.
PROBLEMI DI UDITO
Il più delle volte sono gli insegnanti a segnalare che un bambino ha problemi di udito: sotto dettatura ripete spesso gli stessi errori di ortografia (in genere scambia la B con la P e la F con la V); legge poco e male; ha difficoltà nell’espressione e povertà lessicale.
Se i genitori sono già consapevoli che il bambino non ci sente bene, devono avvertire l’insegnante di classe fin dai primi giorni di scuola.
Le sordità lievi, così come quelle gravi, oggi si possono compensare e in qualche caso anche guarire. L’importante è intervenire al più presto.
Ci sono bambini che nascono sordi e bambini che diventano sordi. Il deficit uditivo si misura sulle frequenze medie della voce umana: un udito non è normale se riscontra le prime difficoltà di percezione della parola ad una intensità superiore ai 20-30 decibel.
Il 22 per cento delle sordità è provocato da malattie virali (parotite, morbillo e varicella), da una meningite o da un trauma cranico. Il 10 per cento dipende da cause prenatali, in particolare intossicazioni o rosolia della madre in gravidanza.
Per diagnosticare la sordità lo specialista dispone oggi di apparecchiature molto sofisticate. Dall’esame audiometrico è possibile individuare il grado di sordità. Se il difetto dipende da una lesione dell’orecchio interno (chiocciola o nervo acustico) si deve applicare una protesi acustica e praticare anche un’opportuna riabilitazione. Se la sordità, invece, dipende da un’imperfezione dell’orecchio medio (membrana timpanica; i tre ossicini: martello, incudine e staffa) è possibile intervenire chirurgicamente, ma non prima che il bambino abbia compiuto i 9-10 anni.
SCOLIOSI
Responsabili della scoliosi non sono i banchi della scuola (come si pensava un tempo) poiché questo difetto nell’allineamento delle vertebre esiste già in molti bambini in età infantile, diventando più evidente in età scolare. Per certo, ad influire negativamente sulla scoliosi sono gli zaini troppo pesanti e le posizioni sbagliate che molti bambini assumono per ore ed ore sia a scuola che in casa, soprattutto al computer e dinanzi al televisore. Il 4-5 per cento dei bambini presenta una scoliosi lieve, mentre le scoliosi gravi si limitano fortunatamente al 4-5 per mille dei casi.
La malattia è legata all’accrescimento scheletrico, di conseguenza i controlli vanno eseguiti soprattutto a 11-13 anni, quando i ragazzi frequentano la scuola media.
Una scoliosi non individuata (e quindi non curata) peggiora negli adolescenti durante il periodo dello sviluppo, con gravi conseguenze (lombalgie e sciatalgie) nell’individuo adulto.
Di scoliosi non si guarisce, ma una deformazione delle colonna vertebrale può sempre stabilizzarsi se s’interviene al più presto con una ginnastica correttiva e nei casi più gravi con un corsetto.
ALIMENTAZIONE
L’impegno scolastico non comporta di per sé una dieta particolare. E’ importante che siano ben equilibrate le quantità ingerite di proteine, carboidrati e grassi. Nell’arco della giornata i pasti di un bambino che frequenta la scuola devono essere quattro. Ecco alcuni consigli sui cibi da assumere:
prima colazione: latte parzialmente scremato o tè, con pane integrale o fette biscottate, yogurt, fiocchi di cereali, marmellata e frutta;
pranzo e cena: sempre un primo piatto di pasta o riso, secondo piatto di carne o pesce (possibilmente 4 volte la settimana carne e 3 volte pesce), legumi (4 volte), formaggi (1 volta), uovo (1 volta), tutti i giorni verdure cotte o crude, ad entrambi i pasti frutta e pane;
merenda nel pomeriggio: yogurt, fette biscottate e frutta.
La quantità di cibo va sempre adeguata all’appetito del bambino.
La prima colazione è molto importante poiché deve fornire energia per tutta la mattina, con alimenti ricchi di zuccheri e a lenta utilizzazione. Una merendina nell’intervallo è consentita, purché non comprometta l’appetito per l’ora di pranzo.
Se il bambino mangia alla refezione scolastica è bene che i genitori s’informino sul menù di mezzogiorno per coordinare in modo corretto quello della sera.
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