LO SCANDALO
Caccia ai mostri dello spettacolo. Si alza il tiro
Accuse atroci al rapper Puff Daddy: tra le vittime anche Justin Bieber

Un nuovo scandalo dall’interno sta scuotendo il mondo dello spettacolo americano. Eppure non ne parla nessuno, almeno da questa parte dell’Atlantico. Qualche articolo qua e là, pochi approfondimenti e nessuna ripresa. E c’è già chi mormora che il potere delle case discografiche stia facendo la propria parte perché se ne parli il meno possibile...
Il protagonista di una vicenda che definire turpe è un pallido eufemismo, è infatti Sean Combs, meglio noto come Puff Daddy o P. Diddy, uno dei più famosi rapper degli ultimi trent’anni, nonché produttore onnipotente della discografia americana. Qualche giorno fa, a seguito di una denuncia da parte di una ex che lo ha accusato di stupro durante la loro relazione, svoltasi negli anni 90, le svariate ville del musicista sono state perquisite e vi è stata sequestrata una consistente quantità di materiale che rafforzerebbe un’accusa a dir poco terrificante: Combs infatti, oltre agli addebiti per le violenze nei confronti della donna, dovrà rispondere di abusi e traffico sessuale.
In particolare, per decenni, Combs, nel corso di feste e situazioni equivoche, avrebbe avuto comportamenti a dir poco inappropriati anche nei confronti di personaggi famosi, tra i quali il cantante Justin Bieber, idolo delle ragazzine fin da giovanissimo. È subito riemerso in rete un video che ritrae i due musicisti mentre scherzano sulle ultime 48 ore di follia trascorse assieme nella villa del rapper e di “azioni irripetibili di fronte alle telecamere”. Tutto normale? Il solito ritratto della vita sregolata dei musicisti? Forse, peccato però che all’epoca del video Combs avesse 40 anni e Bieber 15.
Il quadro che ne emerge è sconvolgente se si aggiunge una sorta di video confessione da parte dell’ora trentenne Justin nel quale lascia intendere tra le righe il fatto che, all’epoca, quei comportamenti erano in realtà abusi anche sessuali ch’egli subiva senza neppure comprenderne la gravità. A peggiorare il quadro è il fatto che stanno emergendo testimonianze da parte di numerose altre, costrette, pare, a subire l’indicibile da parte dell’influentissimo e protettissimo predatore. Non è certo questo il primo caso di tal genere, ma si resta sempre scioccati al pensiero di ciò che accade tra le ombre oltre le luci della ribalta, specie se poi le vittime sono giovani ingenui nelle mani di essere tanto orribili.
Il cinema ci ha raccontato questo dietro le quinte con opere rimaste nella memoria, prima fra tutte “Che fine ha fatto Baby Jane?”, iconica rappresentazione dell’orrore al quale sono sottoposte le baby star, ma i casi reali si sprecano e le soluzioni non si trovano. Da Judy Garland trasformata in una tossicodipendente dai produttori fin da bambina per reggere i ritmi del set, fino alle terribili storie di Corey Haim e Jonathan Brandis, star teenager della Hollywood degli anni 80. Il primo morì a 39 anni per le conseguenze della tossicodipendenza, il secondo s’impiccò a soli 27 anni. Entrambi, secondo l’amico Corey Feldman, protagonista de I Goonies e Stand by me, avrebbero subito per anni violenze, anche da nomi come Charlie Sheen e l’immancabile Michael Jackson. Queste accuse non hanno portato a conseguenze ma la speranza è che quanto sta accadendo a Sean Combs possa finalmente alzare il velo su certi orrori e, soprattutto, fare sì che non si ripetano più.
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