A 410 ANNI DALLA MORTE
Caravaggio, genio irrequieto

18 luglio 1610: un uomo, sotto l’impietoso sole estivo, s’agita sul litorale maremmano; cerca disperatamente una feluca, l’imbarcazione che l’aveva fatto scappare da Malta e portato a Porto Ercole con i suoi pochi averi; invano scruta febbrile il mare; poi, sopraffatto dalle già cattive condizioni di salute, crolla. Quell’uomo, morto di «stento e senza cura» e «senza aiuto humano» si chiamava Michelangelo Merisi, il Caravaggio.
Cercava di rientrare a Roma per chiedere al Papa la grazia per un omicidio compiuto nel 1606 per il quale era fuggito. A Malta era giunto nel 1607, da Napoli, città ove aveva cercato rifugio a seguito del fattaccio romano.
Di questo periodo sono capolavori come la Decollazione di San Giovanni (1608) o Davide con la testa di Golia (1609-10), opere in cui la semplificazione della composizione, accompagnata da un’intensificazione della tensione drammatica, resa evidente da uno scurirsi delle tinte, spesso incentrata su scene violente e terribili, è testimonianza del travaglio fisico e morale che questi anni di fuga lasciano nel pittore. Nella città partenopea era giunto, sì!, da omicida, ma anche con quel “gran credito” che si era conquistato durante il soggiorno romano, iniziato nei primi anni Novanta e bruscamente conclusosi.
A Roma era avvenuto il passaggio dalla giovinezza alla maturità artistica: abbandonati i retaggi lombardi ed entrato in contatto con influenti famiglie che lo introdussero nell’ambiente dell’alto collezionismo, dipinse alcune della sue opere più celebri: la Cena in Emmaus (1601) o la Morte della Vergine (1605). Il carattere un “poco discolo”, eccitabile ed ardimentoso di Michelangelo si coglie non solo nei fatti di una cronaca vaga che emerge da un nebuloso passato, ma anche dai suoi quadri che paiono sfidare la Chiesa stessa, facendosi beffe delle indicazioni che essa forniva per la rappresentazione dei soggetti sacri.
Nella Conversione di San Paolo (1600) al posto delle richieste schiere angeliche piazza il deretano di un cavallo; per la Morte della Vergine,assume a modello il cadavere di una prostituta annegata. Nei suoi quadri, la monumentalità conferita dal forte chiaroscuro e la scientifica rappresentazione della realtà riescono a mantenere vivacità e, in un certo senso, serenità.
A Roma era giunto ventenne, o giù di lì, al seguito della marchesa di Caravaggio, dopo aver concluso il suo apprendistato presso Simone Peterzano, apprezzato maestro nell’ambiente milanese. Qui, Michelangelo era nato nel settembre del 1571.
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