IL FILM
C’è il tocco varesino nel biopic sul maestro
Dietro la macchina da presa di «Franco Battiato. Il lungo viaggio» c’è Renato De Maria. Vittorio Cosma ha firmato le musiche originali con Giuvazza Maggiore
Segue un itinerario diverso dal tipico film biografico, in sintonia con l’impossibilità a tratteggiare il suo protagonista attraverso stereotipi conclamati. Franco Battiato. Il lungo viaggio è il racconto «del percorso evolutivo e umano di una persona intelligente», spiega il varesino Vittorio Cosma, che del lungometraggio diretto da, altro varesino, Renato De Maria è coautore della colonna sonora con Giuvazza Maggiore. Il film sarà disponibile nelle sale lunedì 2, martedì 3 e mercoledì 4 febbraio, e in seguito su Rai 1, principale canale di destinazione della produzione. Al centro della sceneggiatura un’andata e ritorno che vede il giovane Battiato lasciare la Sicilia e approdare a Milano, per poi ritornare sull’isola natale dopo gli incontri con Giuni Russo, Juri Camiscasca e Giusto Pio. Per Cosma, nato a Varese e direttore artistico del festival Microcosmi a Comerio, si è trattato di un lavoro insidioso ma stimolante: «Sono stato coinvolto da De Maria, con cui avevo già lavorato. Sia il regista che la sceneggiatrice che io eravamo molto spaventati all’inizio, perché è un argomento molto delicato. Parlare di Battiato, con un attore che lo interpreta, poteva diventare un’operazione non riuscita. Poi ho visto i provini dell’attore, Dario Aita, che ha stupito tutti quanti e ci ha convinto ad accettare». La pellicola, in cui compaiono anche Anna Castiglia e Joan Thiele, risente di uno stile registico strettamente connesso alla narrazione: «De Maria è un regista visionario, molto artistico, molto ‘alto’ per Rai 1. La nostra sfida era riuscire a portare qualcosa di filosofico, perché è un film non tanto sulla parte musicale, cioè su come ha avuto successo Battiato, ma sul suo percorso umano, emotivo e appunto filosofico, con la sua ricerca dell’assoluto, della verità, della consapevolezza. Come ha fatto Battiato, che attraverso delle canzoni, a volte proprio delle canzonette per sua dichiarazione, è riuscito a veicolare concetti altissimi, siamo riusciti a realizzare qualcosa che ha del contenuto, però fruibile da tutti, adatto a Rai 1. È un bellissimo obiettivo e ne sono fiero». La soundtrack di Cosma e Maggiore adotta la stessa linea di pensiero degli anni in cui è ambientato il biopic: «La cosa interessante – dichiara Cosma – è che il percorso di Battiato parte dalla musica folk, va alla musica elettronica, poi alla musica minimale, poi alla musica per orchestra, fino alla forma canzone per poi distaccarsene ancora. Avevo a disposizione una tavolozza ampissima. Ci siamo ispirati a quel periodo, agli anni ’70, in cui c’era questa enorme libertà. E quindi siamo rimasti liberi, mantenendo un’identità stilistica. La colonna sonora è composta dai brani famosi di Battiato che abbiamo dovuto risuonare esattamente come erano, e poi da brani originali che abbiamo scritto sulla falsariga degli anni ‘70». Dai suoi incontri con Battiato, Cosma lo ricorda proprio come un intellettuale estraneo a etichette ed etichettature, aperto al dialogo e alla scoperta: «L’ho visto più volte in studio. L’ho poi invitato al festival di cui ero direttore a Cremona, Le corde dell’anima, a presentare il suo documentario sulla morte, Attraversando il bardo. Siamo stati un’intera giornata a parlare di musica, di Terry Riley e della sua visita a casa di Stockhausen, e poi del concetto di morte, di come viene bandito dalla cultura occidentale mentre nelle culture antiche, più abituate a essere in contatto con la radice più profonda dell’essere umano, è visto come parte della vita». Una conoscenza frutto di indagine: è questo il lascito battatiano. «Oggi il problema non è stilistico-musicale. Manca l’aspetto della ricerca. Lui approfondiva i concetti filosofici e poi li esprimeva in musica, facendo sempre emergere la sua ricerca, perché anche le sue canzonette più facili erano veicolo di concetti molto profondi. In Battiato ci sono progressioni e melodie anche abbastanza semplici, ma è il contenuto la cosa dirompente. E poi sembrano semplici ma in realtà sono di grande capacità perché anche lì c’è stato un confronto con Antonio Ballista, con Stockhausen, con Giusto Pio, con la musica elettronica e classica. Il problema è che la vendita implica velocità e fruizione continua. Se uno è solamente concentrato sul vendere non potrà dedicarsi ad approfondimenti o novità. Si cercherà di vendere una cosa che la gente già conosce. Lui questo non lo faceva».
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