COMFORT FOOD
I dolci fatti in casa

Italia terra di santi, poeti, navigatori e... panificatori.
Sarà il successo delle trasmissioni televisive di cucina, oppure l’isolamento forzato a casa di queste settimane. Sta di fatto che, in questi giorni, si sta vivendo un autentico boom di prodotti per la panificazione e di dolci fatti in casa.
D’altronde se è sconsigliato andare a prendere il pane tutti i giorni, conviene farlo in casa. È buono e non diventa raffermo dopo 24 ore come molti dei preparati acquistati.
Alla fine, in questo periodo il tempo per impastare, attendere la lievitazione e infornare non manca e, tutto sommato, non è nemmeno difficile preparare qualche pagnotta. Basta la farina giusta, acqua, sale e lievito, almeno per chi riesce ancora a trovarne al supermercato.
Male che vada c’è il piano b: il lievito madre. Di certo vedere l’acqua e la farina che, piano piano, diventano una “palla” è un piacere per gli occhi e per il cuore. Il pane, infatti, oltre al significato cristiano, vuol dire casa, famiglia, riporta ai tempi in cui ogni paese aveva il suo prestinaio e, nelle sere d’estate, le notti passate in piazza con gli amici venivano allietate dal profumo del forno.
Tornando alla preparazione di michette, trecce e ciabatte, sono sicuramente due i momenti maggiormente piacevoli. Innanzitutto la lavorazione finale, con il continuo impastare, piegare e ripiegare su se stessa della pasta. E poi la sorpresa che si ha ogni volta quando, dopo qualche ora di lievitazione su un termosifone tiepido, la pasta si gonfia e raddoppia al buio di un canovaccio: una vera e propria magia della natura. Pane bianco, nero, alle segale, multicereali: ognuno ha le sue regole e le sue forme ma tutti, complessivamente, sono abbastanza facili da realizzare. Di certo poi, in tavola, il pane fatto in casa ha tutt’altro sapore e fa colpo sugli ospiti.
Passando invece ai dolci, anche qui l’impasto è sicuramente il piatto forte di molte specialità. La più famosa e gustosa? Sicuramente la frolla per la crostata: due uova, 200 grammi di zucchero, 200 grammi di burro, scorza di limone, volendo anche l’albume sbattuto e un pizzico di succo di limone e poi 500 grammi di farina per amalgamare il tutto. Poi, una volta formata la palla, bisogna ricordarsi di non lavorarla troppo e di porla a riposare 40 minuti in frigorifero, avvolta dalla pellicola. Poi tocca stenderla col mattarello per creare il disco della crostata alto 1-2 centimetri, col bordo.
Infine si riempie il cerchio di marmellata (consigliamo quella di albicocche o, chiaramente quella preparata in casa) e si usa la frolla rimasta per disegnare le righe della torta, dei biscottini oppure per premiarsi, assaggiando un po’ di pasta cruda come quando, da piccoli, la si “rubava” alla nonna.
È invece un impasto decisamente meno manuale quello di un’altra base classica della nostra pasticceria: il pan di Spagna. Le cinque uova, i 150 grammi di zucchero, un pizzico di sale e un baccello di vaniglia (o la scorza di limone), infatti, devono essere sbattute per 15-20 minuti con una frusta elettrica, in modo da montarle e trasformarle in una crema schiumosa.
Poi si aggiungono 75 grammi di farina e 75 di fecola di patate setacciate, che devono essere mischiate al composto con estrema delicatezza. Infine tutto in forma a 160 gradi per 50 minuti. Sperando che si gonfi nel modo giusto per poi sfogarsi con la propria creatività nel ripieno: cioccolato, marmellate, creme. Il pan di Spagna si sposa bene con tutto. Basta voler sperimentare.
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