ALLESTIRE
L’Abc per creare una mostra

Allestire la mostra o allestir l’esposizione, che dir si voglia, locuzioni assai semplici appaiono, se all’etimologia non si vuol guardare.
Mostra. Termine che designa una quanto mai varia tipologia di atti espositivi ma sempre legato, avvinto si potrebbe dire, al mostro, al monstrum, all’essere le cui anomalie segnano una rottura con il fluire quotidiano dell’esistenza e che, per ciò stesso, non può passare inosservato, né può essere ignorato - per quanto talvolta lo si vorrebbe - ma anzi manda un avvertimento. Questo prodigioso evento, un tempo divino, oggi marcatamente e mercantilmente mondano, ci mette in guardia, o dovrebbe farlo (se solo ne abbiamo la sensibilità), quando passiamo in rassegna (anche se non son soldati) le cose (che sono assai varie) che ogni mostra, appunto, mostra.
Culturale, commerciale, propagandistica, documentaria, sempre, comunque, figura del monstrare ci ammonisce (non per nulla suo padre è quel moneo latino che - come monumento - ci insegna) che quella teoria di oggetti è stata ordinata da una precisa necessità, da un preciso intendimento espositivo, da una precisa strategia commerciale o da un preciso intento pubblicitario.
S’affaccia, dunque, proprio così alla mostra anche quel pericoloso ex-ponere, quel porre fuori dalla zona sicura, dalla custodia (ed è quanto mai ironico quest’atto quando l’espositore è anche curatore, colui che, ex definitione, si preoccupa, si prende cura -o dovrebbe farlo- di quel che invece espone alla mercé dell’esterno).
L’esposizione, non troppo lontana dall’esibizione, per lo meno quando è inglese (ché d’exhibition questa lingua parla) può essere, dunque, sacra, per il credente, come quella della Sindone o dell’ostia, drammaticissima, invece, come quella degli infanti, meno (ma non - forse - per l’esaminando) quella d’un argomento. Ed è qui che si parrà tutta la nobiltà d’una esposizione (o mostra, a seconda che l’accento si voglia porre sull’accadimento esibito oppure sul concetto mostrato: ma entrambi, nei casi riusciti, si porgeranno il braccio e trotteranno nella medesima direzione); nobiltà - si diceva - che dovrà palesarsi nella constatazione che la scelta degli (oggetti) esposti sostenga la dichiarata, e perciò stesso esposta, logica espositiva, la quale si allestisce e si organizza, se non sempre lestamente, almeno - si spera - ben apparecchiata a sopportar, a poco dire, l’apertura di questo provvisorio prodigio. Dacché basta, a volte, sol imbiancare di vernice nuova perché l’inaugurazione, solenne, paludata, quasi sacramentale, lasci spazio al gaio, salottiero, modaiolo vernissage.
L’allestimento, sempre, si vorrebbe spedito, veloce, pronto alla partenza, lesto appunto; ma mai dev’essere frettoloso poiché - si sa - la fretta è cattiva consigliera; e se il consiglio non è né buono, né affiatato, né coerente la mostra, poverina!, sarà, sì, veramente mostruosa e pubblico e critica come tale miseramente la ricorderanno: e ci vorrà tutto l’ottimismo - diciamolo pure - ottuso del Candido volterriano per potersi dire: almeno non è passata inosservata! Ben diverso il destino della mostra il cui allestimento la equipaggia di tutto il necessario per affrontare il breve viaggio, o lungo ma sempre a termine (e ora si capisce perché disturbi sentir parlare una “mostra permanente” ché, al massimo, molto meglio sarebbe udire un’esibizione che abbia il carattere della permanenza). L’allestimento, dunque, sia attento a tutto coordinare perché la rotta sia chiara e ben assestata.
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