PUNTI DI VISTA
E se fossero le donne a riscrivere la storia?
Libri, spettacoli teatrali e film riletti da uno sguardo femminile

«I promessi sposi raccontati da Lucia» nel libro per ragazzi di Annalisa Strada pubblicato da Einaudi che è un omaggio a un personaggio spesso considerato umile e passivo, ma che, nella lettura che ne dà l’autrice in questo testo, è una giovane donna che si batte per i suoi ideali e si mette in relazione con tutti i personaggi del capolavoro manzoniano.
Una Judith Shakespeare alla quale in due libri, sempre per ragazzi, Elisa Eliselle Guidelli affida non solo il sogno, ma la ferma volontà di apprende tutti i saperi arrivando a fingersi uomo nell’Inghilterra di metà Cinquecento. Pilar Fogliati, nel recente film di Giovanni Veronesi Romeo è Giulietta, si trucca da uomo per ridicolizzare il cinico regista dopo essere stata scartata a un provino come Giulietta: ottiene la parte di Romeo e solo alla prima dello spettacolo svela chi è sul palco, dimostrando un talento enorme.
Storie di riscatto che partono dai poemi epici dell’antichità greca e latina, trascritte al femminile nella trilogia di Marilù Oliva che, partendo da Odissea, Iliade ed Eneide e seguendone fedelmente la struttura in uno studio e in una lettura di diverse traduzioni, riscrive questi classici «cercando di dare qualche risvolto in più, cercando di dare un’impronta femminista ai miei lavori».
Sono solo alcuni esempi di un panorama letterario, legato a molti libri, ma anche a spettacoli teatrali e a film, che stanno conquistando una fetta importante di pubblico. E che rileggono, o meglio, leggono opere nate come narrate da un punto di vista maschile con un punto di vista femminile. Dove sono le donne al centro dell’azione, del racconto e anche del modo di raccontare.
«Provare a parlare al femminile su personaggi e storie nate e portate avanti tradizionalmente al maschile può aiutare tutti a ragionare sulla cultura patriarcale - è il parere della psicologa dell’età evolutiva e pedagogista Raffaella Pasquale - Quello che credo vada fatto in questo momento è svelare i “giochi culturali” della cultura patriarcale perché siamo talmente inseriti in questo contesto che non ci rendiamo conto che spesso portiamo avanti stereotipi non immaginando cose diverse. E per liberarsi dal patriarcato la donna non deve diventare come gli uomini, ma riappropriarsi della specificità: le donne sono diverse dagli uomini, fanno esperienze diverse. Per questo non devono raccontare come hanno sempre fatto gli uomini, ma far vedere quello che non è emerso».
Uno sguardo al femminile, insomma, che faccia risaltare quelle capacità, quelle proprietà di rileggere certo personaggi che sono stati sempre visti con lo sguardo maschile. Il portare un punto di vista femminile dentro a quelle che erano prospettive prettamente maschili «aiuta a comprendere la complessità - è quanto sottolinea lo psicologo e psicoterapeuta Filippo Mittino, che spesso lavora anche partendo proprio dalla letteratura -. Credo che oggi abbiamo a che fare con una fase di transizione: viviamo in un’epoca storica nella quale è necessario dare voce e far vedere su determinate questioni un punto di vista femminile che per tanti anni è stato visto molto meno o volutamente scartato e operare nella letteratura questa trasformazioni facendo vedere come poteva essere vissuta la situazione anche da un altro ruolo. Questo può traghettarci verso l’ideale che forse un giorno non ci interesserà più tanto dover mettere l’accento su uno dei due punti di vista, perché saranno sufficientemente integrati, per cui ci sarà solo un punto di vista umano o non umano».
Un’epoca di transizione che, come sempre, segna il passaggio a un cambiamento. «Ora - aggiunge Pasquale - abbiamo un femminile che emerge come voce per poi arrivare a un momento di integrazione più forte. Cercare di scoprire la differenza può cambiare un certo modo di vivere, soprattutto nella costruzione delle nostre comunità».
© Riproduzione Riservata