DA CONOSCERE
Ragazzi, la felicità sta (anche) nell’errore
Bisogna avere fiducia nella crescita degli adolescenti, lasciandogli accettare il conflitto come dimensione normale. L’intervista alla psicologa dell’età evolutiva e pedagogista, Raffaela Pasquale

Hanno un bel da fare Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto, le emozioni della Riley incontrata nel primo Inside Out, con il Quartier Generale che nel sequel del film di animazione della Pixar Disney da poco nelle sale viene messo sottosopra, tra demolizioni e nuove strumentazioni, per fare spazio alle nuove emozioni che scuotono la ragazzina appena diventata adolescente. Ansia, Invidia, Imbarazzo e Noia sono lì. E soprattutto la prima ha il sopravvento su ogni altra.
È splendida e veritiera l’immagine che delle emozioni crescenti, esplosive e spesso così incontrollabili nell’età adolescenziale dà il filmInside Out 2, già campione d’incassi con quasi trenta milioni di euro solo in Italia nei primi due weekend di programmazione nelle sale e il superamento del miliardo di dollari nel mondo. E ben venga che un film riesca a raccontarle. E soprattutto a mostrarle e ricordarle anche agli adulti.
«In adolescenza le emozioni sono le stesse che si vivevano prima, non cambiano, ma emergono in maniera più preponderante quelle che hanno più a che fare con l’insicurezza, soprattutto l’insicurezza identitaria: chi sono io e che cosa voglio diventare – spiega Raffaella Pasquale, psicologa dell’età evolutiva e pedagogista -. In pubertà questi sentimenti di incertezza che si provano sono più forti, è come se fossero meno controllabili: negli adolescenti di oggi compaiono in maniera prioritaria la vergogna sociale, l’insicurezza e l’ansia, perché sono sentimenti che invadono anche i genitori». Come dire: più i genitori sono ansiosi, più i ragazzi provano ansia, partecipando in maniera particolarmente forte ai sentimenti che sono diffusi in questo momento storico. Alle grosse incertezze sul futuro si somma anche altro. «I nostri ragazzi – sottolinea Raffaella Pasquale – hanno la consapevolezza della drammaticità per esempio dei cambiamenti climatici oltre all’incertezza del loro futuro a partire da una società che fatica a reggere il welfare. Anche il discorso legato alle guerre non va sottovalutato: la pace non è più così tanto sicura come lo era per noi alla loro età. Ma soprattutto l’ansia adolescenziale è collegata al non sentirsi sufficientemente capaci di affrontare il mondo da adulti, quindi alla fatica di crescere e di lasciare l’infanzia per andare verso la vita adulta: e questo perché caricati in maniera esagerata da aspettative. Va detto che nella famiglia affettiva oggi l’affetto circola davvero moltissimo, ma spesso non si tollerano più i conflitti e si hanno aspettative elevatissime, sia in famiglia sia nella scuola. Questo ci porta a non ragionare su che cosa sono i ragazzi nell’oggi, ma più su che cosa “devono” essere nel domani». Quasi la felicità sia solo nella mancanza dell’errore o del possibile fallimento in qualcosa. «Spesso la famiglia tende a negare le parti sofferenti del bambino, ma non elaborando gli insuccessi, tendendo a dimenticarli, si cresce con l’idea che si deve essere perfetti e non ci si confronta con le contraddizioni che invece un essere umano ha – conclude Raffaella Pasquale –. E spesso non si lavora sul discorso identitario. Su cosa sono oggi i ragazzi, mentre dobbiamo raccoglierli dove sono. Molte canzoni trap e rap che i nostri ragazzi ascoltano stanno parlando del loro disagio, della loro rabbia, del loro sentirsi soli con adulti che spesso chiedono ma non sostengono. Dobbiamo avere fiducia nella loro crescita, dando loro anche la possibilità di sbagliare e accettare il conflitto come dimensione normale della crescita. Perché l’affetto è qualcosa che il conflitto lo sostiene».
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