RIFLESSIONE
Grillo a Varese. Il Bernascone e le botteghe
L’arringa tenuta in piazza Podestà contro il campanile, i giornali di carta e la mancata caratterizzazione locale

Beppe Grillo, all'epoca dei comizi col “Vaffa”, venne a Varese a sostenere la candidatura a sindaco di un esponente del Movimento Cinque Stelle.
Era un tardo pomeriggio di maggio del 2011. Assolato. Dal palco in piazza Podestà, davanti a una platea davvero numerosa, tenne un'arringa vulcanica, tra comicità, riflessioni ponderate e un pizzico di Apocalisse. Se la prese innanzitutto col campanile del Bernascone che iniziò a suonare proprio mentre stava per iniziare il suo discorso. Poi prefigurò l'agonia dei giornali di carta e infine dipinse Varese, o meglio il cuore commerciale della città, come un'omologazione di banche e negozi di grandi catene di intimo, sintomo di una caratterizzazione locale perduta.
Ora: il campanile del Bernascone ha continuato a fare il suo “mestiere” (suonare a ogni ora e frazione), i giornali di carta per fortuna esistono e resistono, sull'identità del commercio possiamo aprire il dibattito. E' vero che Varese, più di altri centri cittadini, sta perdendo i negozi e le botteghe (storiche e locali) a vantaggio di servizi e prodotti che si possono trovare da qualsiasi altra parte? E' vero che l'attrattività (commerciale e non solo) dell'isola pedonale varesina risulta un po' opaca rispetto alle realtà concorrenti (solita Como ma anche altre) e questo lo si vedrebbe dagli svizzeri che, forti del loro franco, sono tornati a fare lo shopping del sabato oltre frontiera, snobbando però Varese?
Sono questioni concrete, vitali, non è dissertazione sul volo delle piume. Manca la risposta ai “è' vero?”. Parliamone.
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