FONDAZIONE ROVATI
Il palazzo delle meraviglie

Un paio di orecchini etruschi dialogano con una medaglia in bronzo dorato di Alberto Giacometti. Un pendente in oro di Gino De Dominicis è affiancato dalla statuetta in bronzo nota come Guerriero Cernuschi. La testa di Medusa di Martini è esposta a pendant di una raffinata paletta per incenso del V secolo a. C. Alla Fondazione Luigi Rovati di Milano, che ha aperto le sue porte nell’autunno dello scorso anno, arte antica e contemporanea convivono con naturalezza, come se il tempo si fosse fermato e compresso. E anche un vaso di Picasso può essere scambiato con un bucchero etrusco.
L’AMORE PER L’ARTE
Tutto questo è stato possibile grazie a Lucio Rovati, figlio di Luigi cui la Fondazione è dedicata, e alla moglie Giovanna Forlanelli Rovati. Medico, ricercatore e imprenditore farmaceutico, appassionato di arte antica (romana e longobarda), Luigi Rovati affermò di avere sempre «collezionato con lo stesso metodo con il quale ho formato la mia vita di ricercatore: raccolto elementi per la conoscenza». Passione ereditata dal figlio (con l’amore per l’arte etrusca) che si è accresciuta nel dialogo con Giovanna, collezionista di arte contemporanea e ora Presidente della Fondazione. Anno dopo anno, la loro raccolta è fiorita, tanto da desiderare un contenitore adeguato per esporla e renderla fruibile al pubblico. Nel 2015 i Rovati hanno affidato a Mario Cucinella l’incarico di recupero architettonico del sontuoso palazzo ottocentesco di corso Venezia 72, con affaccio sui Giardini di via Palestro, un tempo residenza dalla famiglia Rizzoli – fondatrice della celebre casa editrice. Là dove prima c’erano le antiche cantine, Cucinella ha ricavato un piano espositivo ipogeo: si scendono le scale in pietra serena - materiale estratto dalle cave tosco emiliane - e improvvisamente ci si ritrova in uno spazio sotterraneo composto da tre sale circolari e una ellittica ispirate ai tumuli etruschi di Cerveteri, con pareti sinuose realizzate con trentamila blocchi disegnati uno a uno e sapientemente costruiti e montati, così da avvolgere in maniera fluida lo spazio, reso ancora più leggero e sospeso grazie al brillio delle scaglie di mica presenti nella miscela della pietra.
LA COLLEZIONE ETRUSCA
Qui è esposta parte della collezione etrusca, un insieme di oltre tremila pezzi, tra vasi, statue votive, capolavori di oreficeria, ex voto e bronzi tra cui quello che è considerato il simbolo del nuovo museo: il bronzo di un guerriero, noto come “Guerriero Cernuschi” perché appartenuto al banchiere Enrico Cernuschi che con i Rovati condivide le origini monzesi, l’amore per la ricerca, l’innovazione e il collezionismo. Non tutti gli oggetti sono esposti al pubblico, ma anche il magazzino al secondo piano interrato è visibile grazie a vetrine perché, secondo Giovanna Forlanelli Rovati, «l’arte si deve vedere e non stare nelle casse».
IL CAFFÈ BISTROT
Il piano terra ospita il giardino e il caffè bistrot mentre al terzo piano si trova il ristorante dello chef stellato Andrea Aprea. Tra i pregi della Fondazione è però la biblioteca specializzata (con sede a Monza), che ospita 15mila volumi tra testi e riviste scientifiche, volumi di etruscologia, arte e archeologia, storia del paesaggio, topografia antica, storia delle religioni. Nella sala studio al secondo piano si possono consultare i volumi dopo averli ordinati. Salendo al piano nobile, sorprendendo i colori avvolgenti delle pareti, dall’azzurro-verde al fucsia, fino alle infinite sfumature degli arazzi di Turi Simeti che si moltiplicano e si rifrangono negli specchi settecenteschi. Nelle sale dell’appartamento dei Rizzoli sono stati recuperati i pavimenti e i camini in marmo, le boiserie, le porte dorate, le alte specchiere, si è studiato un percorso museale in cui l’antico accoglie in misurato dialogo il contemporaneo, con opere di Lucio Fontana, Kentridge, Kennedy.
LE OPERE
Perfettamente integrate con la serialità dei buccheri le polaroid della serie “Etruschi” di Paolo Gnoli, i disegni e gli acquerelli di Augusto Guido Gatti e la tela “The Etruscan Scene: Female Ritual Dance” di Andy Warhol, in cui l’artista, su fondo verde chiaro, ha rielaborato le figure dei danzatori dipinte sulle pareti della Tomba delle Leonesse di Tarquinia. Tra le opere esposte, alcune sono frutto di prestiti, come la collezione di asce, fibule, strumenti da lavoro provenienti dal Museo Civico Archeologico di Bologna e la grande tela di Giorgio de Chirico, “Le cheval d’Agamèmon”, in prestito dalla Collezioni Merlini di Busto Arsizio.
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