ALLA SCOPERTA
Il progetto Overland: viaggi, storie e avventure
L’idea di Beppe Tenti, ottantenne appassionato di cime, esplorazioni ed escursioni

È stato durante un trasloco che sono «saltate fuori cose che scrivevo nel ‘67, quando per la prima volta sono salito in punta al Kilimangiaro con quarantanove persone. Appunti che avevo scritto, continuando poi con il Messico nel ‘68 sullo stesso libretto, così come nel ‘69 il Deo Tibba dell’Himalaya che a quei tempi attirava moltissimo». E quegli appunti «mi sono stati utili nello scrivere questo libro. Anche se ricordavo tutto».
Beppe Tenti oggi ha ottantasette anni. Fino a trent’anni è stato impresario edile e grande appassionato di montagna. «Io sono perito industriale edile, avevo lavorato negli anni Sessanta alla diga di Monguelfo - racconta -. Un giorno per puro caso sono andato a fare sci alpinistico in Val di Susa e un amico mi dice che vendevano le attrezzature utilizzate per realizzare la diga Kariba. «Con quelle possiamo girare l’Africa e salire il Kilimangiaro”, mi dice». E la cosa sembra finita lì. Se non che alla sezione Uget del Club Alpino Italiano, quando Beppe Tenti torna, succede qualcosa.
«Torino - aggiunge - è l’unica città che ha le due sezioni del Club Alpino. Uget significa Unione giovani escursionisti torinesi. E non appena ci torno, tutti mi dicono che vogliono venire con me al Kilimangiaro. Solo perché chiacchierando avevo detto che mi sarebbe interessato farlo. E così, dopo quattordici salite in punta al Monte Bianco, nel 1967 sono andato sul Kilimangiaro con quarantanove persone». La prima escursione che ha organizzato e che l’ha portato a cambiare professione, fondando la Trekking International, agenzia specializzata in viaggi d’avventura.
Viaggi, storie e avventure che racconta nel libro Overland. La vita è un’avventura (Rizzoli). Il progetto Overland, il cui primo viaggio da Roma a New York, tra il 1995 e il 1996, ha dato il via a documentari di spedizioni trasmessi dal 1996 su Rai Uno e che ancora oggi vanno in onda, dopo ventidue edizioni, condotti dal figlio Filippo. Un progetto che si è fatto portavoce dell’Unicef, portando, quando possibile, assistenza medica nei Paesi attraversati.
Il viaggio da Roma a New York via terra attraverso lo stretto di Bering con quattro camion arancioni Iveco è quello con cui si apre il libro, ma che, come tempi di svolgimento, è l’ultimo in ordine di tempo delle storie narrate in questo libro, ma Tenti è già al lavoro su altri due.
«Siamo partiti da Roma il 13 novembre 1995 e siamo arrivati a New York il 25 aprile 1996 - racconta -. Nessuno l’aveva mai fatto, a nessuno era mai passato per la mente. E nel libro racconto quello che non puoi raccontare per immagini». Perché al centro della vita di Beppe Tenti non c’è solo il concetto di viaggio, ma anche di come condividerne l’esperienza.
Al primo Overland, narra del libro è arrivato spinto «dalla curiosità, dalla sete di conoscenza, dal desiderio di arricchirmi interiormente grazie alla scoperta di luoghi e culture, vicini e lontani, e soprattutto grazie al confronto con l’altro. Nelle realizzazione del progetto Overland mi ha aiutato sicuramente anche il piacere che traggo dalla condivisione delle avventure con gli altri».
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