MUSICA
Jovanotti: sono rinato e ho scoperto il corpo umano, il mio ultimo viaggio
Scritto in più di 2 anni, è il primo volume di un lavoro più ampio. Quindici inediti e un tour che trasforma i palasport in una grande festa

«Il corpo umano è il campo di battaglia di questo tempo in cui tutto si smaterializza attraverso la Rete. Siamo contemporaneamente con la nostra attenzione a migliaia di chilometri di distanza e sembra quasi che il corpo sia diventato una sorta di aggeggio superfluo fino a quando ti accorgi che invece è tutto. Noi siamo corpi. Il corpo è il veicolo attraverso il quale noi siamo vivi nel mondo». Il corpo umano è l’album con cuiJovanotti si ripresenta al pubblico dopo quasi due anni di silenzio forzato, complice un nefasto incidente in bici che lo ha portato a mesi di duro recupero. Disponibili da venerdì 31, i 15 inediti descrivono questo percorso di riabilitazione, in cui non solo Lorenzo Cherubini ha reimparato a camminare, ma si è anche riscoperto fin dentro la sua (e nostra) fisicità vulnerabile.
«Per la prima volta da quando faccio i dischi il titolo è stata la prima cosa che è nata. Ho pensato che la mia faccia in copertina sarebbe stata ridondante e quindi mi sono pensato come allegro chirurgo. Teresa, mia figlia, mi ha poi consigliato di mettere i boxer che avevo nel mio primo disco, Jovanotti for President. Il corpo umano è stato la scoperta dell’ultimo viaggio che ho fatto, di questo anno e mezzo di fisioterapia, convalescenza, ginnastica, ricadute e operazioni. Quando mi sono rimesso in piedi, la prima cosa che è arrivata sono state le canzoni. E sentivo che avevano molto a che fare con il corpo, perché le cose tu le scopri quando si rompono, spesso. Il corpo io non l’avevo mai preso in considerazione fino a quel momento, mi muovevo ma senza pensare ai movimenti. Poi dovendolo aggiustare uno cerca il libretto di istruzione, di capire come funziona». Jovanotti ha tentato di comprenderlo anche grazie a un’accurata ricerca dei produttori. «Ho individuato tre mondi musicali: uno più elettronico che è quello di Dario Dardust Faini; Michele Canova, compagno di viaggio di dischi molto importanti per me come Buon sangue e Safari, Ora, 2015cc con cui ci eravamo un po’ persi di vista da dieci anni, è invece un grande smanettone e creatore di sonorità; Federico Nardelli ha un piglio più indie e indie-rock».
Molte canzoni, come Un mondo a parte, mostrano un lato romantico dovuto alla consapevolezza che «la mia vita in quest’ultimo anno era immersa nell’amore di mia moglie, mia figlia e i miei amici». La title track posta in chiusura, prodotta da Dardust, è invece un sirtaki il cui «ultimo verso è il manifesto del disco»: il corpo che “sublima la violenza in una danza”. Si va poi dal singolo Fuorionda al rap documentaristico di Celentano su un viaggio in bici tra Armenia e Iran, fino all’intensa e orchestrale Grande da far paura: «Di tutte le canzoni del disco questa è nata nel momento più difficile di tutti, in cui non guarivo e non riuscivo a camminare. Ho fatto un giro per il bosco di Sant’Egidio a Cortona, dove abito, mi sono fermato e ho scritto il testo. Poi sono tornato a casa, ho preso la chitarra e ho fatto un provino. Mi fece bene scriverla, mi sentii subito meglio».
Insieme all’album usciranno anche i «sottofondi visivi» realizzati per ciascuno dei brani, girati alla Galleria Borghese di Roma. «Un luogo rappresentativo del concetto di corpo umano», secondo Jovanotti, per via di quegli «inni al marmo» scolpiti da Bernini e Canova. A marzo al via anche il PalaJova tra Forum di Milano, Arena di Verona i principali palasport italiani (più Zurigo). «Sarà un tour stupefacente del mondo, perché abbiamo un impianto scenico compreso di macchine progettate insieme al team olandese del festival dance Tomorrowland. L’intero show sarà al 100% elettrico: tutti i componenti della crew utilizzeranno auto elettriche o ibride, i bilici saranno alimentati a biometano. Inoltre, grazie a Frecciarossa, coloro che hanno acquistato il biglietto possono raggiungere il concerto in treno con sconti fino al 75%. Assisterete a un concerto che ha un impianto musicale tradizionale, un concertone alla vecchia maniera con musicisti pazzeschi. Siamo in 14 sul palco, è la band più numerosa con cui ho mai fatto un tour».
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