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Il mistero della signora rubata

La storia di un quadro avvincente quanto un romanzo. E un romanzo che scava a fondo nella storia di un dipinto per dare risposta a domande ancora irrisolte. Poche opere come Ritratto di signora, realizzato intorno al 1916 da Gustav Klimt, esponente di punta della Secessione Viennese, sono protagoniste di tanti misteri e vicende rocambolesche, accadute tra Vienna e Piacenza nell’arco di un secolo, dall’inizio del XX secolo al dicembre 2019.
Avvenimenti che si possono ricostruire a ritroso, come fa lo storico dell’arte Gabriele Dadati nel suo romanzo La modella di Klimt. La vera storia del capolavoro ritrovato, da poco uscito per le edizioni Baldini + Castoldi. È il 10 dicembre 2019. A dieci anni dalla morte di Stefano Fugazza, l’indimenticato direttore della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, fervono i preparativi per la mostra in sua memoria. A curare l’evento è stato chiamato Dadati, il più stretto collaboratore dello studioso nell’ultimo periodo della sua vita. Quando l’allestimento è ormai concluso, a tre giorni dall’inaugurazione, avviene un fatto clamoroso: dopo ventitré anni dal furto, avvenuto nel 1997, il Ritratto fa la sua ricomparsa in città.
Il dipinto, acquistato da Giuseppe Ricci Oddi ed esposto nel museo che porta il suo nome fin dall’inaugurazione nel 1931, era infatti misteriosamente scomparso e - nonostante varie segnalazioni, tentate estorsioni e falsi realizzati con perizia - dell’originale si erano ormai completamente perse le tracce. Per oltre vent’anni è stato in cima alla lista delle opere d’arte trafugate più ricercate al mondo.
Altrettanto misteriosamente quel giorno di dicembre i giardinieri trovano l’opera nel cortile del museo, nascosta in una nicchia esterna del muro perimetrale, avvolta in un sacco della spazzatura. Si capisce immediatamente che il Ritratto non può avere trascorso in quella nicchia gli anni intercorsi dal momento del furto a quello del ritrovamento. Si tratta infatti di uno spazio umido e si sarebbe deteriorata fino a divenire irriconoscibile. Inoltre il sacco nero dell’immondizia in cui è stata infilata reca stampato il logo dell’azienda municipalizzata entrato in uso solo di recente. Chi l’abbia riportato e perché ancora oggi non lo sappiamo. Ma una commissione di esperti, dopo averlo analizzato, ne ha certificato l’autenticità.
Altri sono tuttavia i misteri che l’opera nasconde. Un anno prima del furto, nel 1996, una studentessa delle superiori, Claudia Maga, durante una ricerca scolastica che prendeva in considerazione una decina di ritratti femminili conservati nella Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, si accorge della singolare coincidenza tra l’opera di Piacenza e un ritratto di signora esposto a Dresda nel 1912 e poi a Vienna nel 1918 e in seguito considerato disperso e conosciuto solo in fotografia. I tratti somatici dei due volti sono identici, la differenza tra le due opere sta solo nel grande cappello e nella sciarpa indossati dalla modella del ritratto viennese.
L’intuizione della studentessa viene confermata dagli esami diagnostici. Si scopre che la tela è stata ridipinta, cambiando abbigliamento e mantenendo il volto. Non sappiamo perché Klimt abbia cancellato le tracce della giovane di un tempo, colta in tutta la sua freschezza e forse in procinto di uscire di casa, e ci abbia lasciato il ritratto di una donna appena adulta, dalla sensualità̀ raccolta e discreta.
Per rispondere a questa domanda, Dadati segue una pista di fantasia ma plausibile, e muovendosi tra documentazione, storia vera e verosimiglianza ci riporta alla Vienna di inizio Novecento, all’atelier di Klimt e alle sue modelle, delle boutique d’alta moda, del mondo dell’arte, della Secessione e della Wiener Werkstätte fino gli anni della guerra con la città ridotta alla fame, e della morte dell’artista.
Il ritrovamento del ritratto, che dopo le dovute indagini sarà nuovamente esposto a Piacenza, viene vissuto da Dadati come un segno propizio, un omaggio risarcitorio alla memoria di Stefano Fugazza, alla ferita che quel furto aveva provocato nell’allora giovane direttore. Torneremo presto ad ammirare l’enigmatica figura di donna, il cui volto porta con se’ una ingenuità opposta alla sensualità delle modelle della Secessione viennese. Modella forse per una sola volta. E i suoi occhi cilestrini, purissimi, continueranno a guardarci e a interpellarci. E chissà quale altro mistero riveleranno.
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