DA VEDERE
La grande arte? Sui muri e per tutti

Ti colpiscono da lontano per dimensioni, colori brillanti e disegni unici. Hanno una originalità magnetica, curiosa e affascinante: sono i murales.
Ci spingono a bloccarci almeno un istante per ammirarli. Ed estrarre lo smartphone e scattare una foto, meglio se un selfie. Perché ormai la street art non solo è di tendenza, ma è la quintessenza dell’arte. Quella ricerca della bellezza che ci alleggerisce la vita all’improvviso, sotto casa e mentre andiamo al lavoro.
Perché insieme ai quindici minuti di celebrità che in modo profetico Andy Warhol aveva pronosticato per tutti, adesso ci godiamo l’arte per tutti a cielo aperto. Facendoci avere voglia di andare a caccia di opere d’arte.
Con questo obiettivo l’artista italosvizzero Andrea Ravo Mattoni, lo street artist di Varese continua a dipingere in tutta Europa. «Porto le opere pittoriche fuori da musei e pinacoteche, opere più o meno famose che vanno scoperte o riscoperte. Perché dobbiamo portare al museo chi non ci andrebbe mai», spiega Ravo che al momento è impegnato al Louvre di Parigi per un nuovo lavoro su Leonardo da Vinci.
Fra i suoi lavori che si possono ammirare sul territorio ci sono il murale di Somma Lombardo appena inaugurato: ritrae La Carità da un quadro esposto all’interno del Castello Visconteo di Somma. Inoltre ad Angera la pinacoteca a cielo aperto e il Bacio di Hayez a Gavirate perché come sottolinea «Amo dipingere sotto casa e nel mio territorio»,e spiega «I murales ci sono sempre stati nella storia dell’uomo e nella sua evoluzione. La mia più grande soddisfazione è stata realizzare un murale circondato da bambini che hanno portato i libri e mi hanno raccontato tutta la storia del dipinto che stavo creando».
I murales come li conosciamo prendono le mosse dal Muralismo, come forma di arte visiva realizzata su superfici murarie a grande valenza ideologica. Nasce in Messico, negli anni Venti della guerra civile con una pittura istintiva contrapposta a quella del cavalletto. I primi muralisti sono Davide Alfaro Siqueiros e Diego Rivera (marito di Frida Kahlo, ritratta in «Ballata della rivoluzione proletaria»).
Dai murales, l’evoluzione è stata la street art: il maggiore luogo di sperimentazione è stato Parigi. Contemporaneamente questo movimento si diffondeva anche nelle città della costa orientale degli Stati Uniti grazie a Keith Haring e Jean-Michel Basquiat.
In Italia, uno dei massimi esponenti è il bolognese Blu: nel 2011 il Guardian – prestigioso quotidiano londinese – lo ha inserito tra i dieci artisti di strada più importanti del mondo, in compagnia di Haring e Bansky. Il suo messaggio è quello di sostenere il recupero urbano, appoggiare le lotte dei movimenti ambientalisti. L’ultima evoluzione è data dai Tech Murales: in tutto il pianeta molti street artist usano le loro opere come riflessioni su temi come il degrado ambientale, l’inquinamento, la cementificazione della natura. A Roma, è stato realizzato un murales completamente ecologico dipinto con Airlite, le cui pitture, attivate dalla luce, sia naturale che artificiale, sono capaci di eliminare agenti inquinanti come gli ossidi di azoto, benzene, formaldeide, trasformando ogni parete in un depuratore d’aria naturale come se fosse un bosco diffuso: 12 metri quadrati eliminano l’inquinamento prodotto da una autovettura in un giorno.
Per capire l’arte è Ravo a dare la chiave di lettura: «Quando mi dicono che qualcuno non è in grado di capire l’arte, faccio il parallelismo con la musica: tutti avete sentito le Quattro stagioni di Vivaldi e le apprezzate. Solo pochi sanno scriverne la partitura. Ecco, con i dipinti al museo è la stessa cosa: tutti possono apprezzarli. Io li rendo solo più grandi».
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