HI TECH
La rivoluzione dei televisori
La grande trasformazione tecnologica dentro i nostri televisori avverrà in due fasi. La prima ha come data limite il primo settembre del 2021. La seconda il 21 giugno 2022. A quel punto il digitale terrestre, il modo in cui vengono trasmessi e ricevuti i segnali dei programmi televisivi “a terra” e non via satellite, sarà completamente diverso e garantirà maggiore efficienza nell’utilizzo delle frequenze, che da parte loro si saranno ridotte con relativa crescita di quelle utilizzate dai telefonini 5G.
In qualche misura siamo già pronti? Assolutamente no, se si pensa a ciò che potrebbe succedere in caso di passaggio da un giorno all’altro, oggi, dal sistema di trasmissione DVB-T, quello attuale, al futuro DVB-T2, che fra tre anni e mezzo sarà l’unico disponibile in tutta Europa. Una sorta di apocalisse, con 18 milioni di famiglie italiane - dicono le stime: si parla di oltre l’80 per cento del totale - private all’improvviso di Caterina Balivo e Fabio Fazio. E con i televisori di casa ridotti a scatole vuote.
Dietro a tutto questo c’è un fenomeno epocale che si può semplificare così. Nei prossimi anni la telefonia cellulare, con il 5G, promette meraviglie mai viste prima, dal punto di vista della trasmissione dei dati, della riduzione della latenza (il tempo tra la richiesta di un servizio e la risposta del server), del funzionamento degli apparecchi in aree affollate. Da qui un’enorme necessità di spazio radio, di nuove frequenze. E da qui il passaggio futuro della banda dei 700 MHz dalla tv ai telefonini.
Per i telegiornali, i varietà e i giochi, gli eventi sportivi e i reality del piccolo schermo che cosa resterà? Uno spazio più piccolo da sfruttare meglio, anche per l’affermarsi di un’alta definizione via via sempre più alta. Ecco spiegata la necessità del passaggio dal DVB-T con codifica dei video in MPEG-2 di oggi al DVB-T con MPEG-4, e poi al DVB-T2 con HEVC. Sigle astruse per la maggior parte della gente, ma che fanno riferimento al concetto tutto sommato semplice di cui si è detto.
Il segnale video codificato in HEVC “pesa” meno, a parità di qualità, di quello codificato in MPEG-2. E quindi per “trasportarlo” nell’aria serve meno banda.
Ma da un punto di vista pratico che cosa succederà nei prossimi tre anni e mezzo? Il primo passaggio al DVB-T con MPEG-4, tra il primo settembre 2021 e il 20 giugno 2022, a seconda delle regioni, sarà praticamente indolore. Solo chi ha televisori o decoder vecchissimi avrà problemi, ma spendendo poche decine di euro per un decoder recente li risolverà. Mentre chi oggi già vede i canali del digitale terrestre in alta definizione non dovrà fare nulla.
Più complessa la questione dalla metà del 2022 in avanti. In linea di massima chi ha comprato un televisore o un decoder dal 2017 in avanti dovrebbe essere a posto, ma sarà meglio verificare che gli apparecchi supportino sia DVB-T2 sia la codifica HEVC. Mentre chi ha fatto acquisti prima rischia di non vedere più, letteralmente, nulla. Per questo il Governo ha già stanziato 151 milioni di euro, che garantiranno un bonus di 50 euro a chi ha un ISEE non superiore a 20.000 euro per entrare nel futuro della tv. E altri fondi, si promette, arriveranno in seguito.
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