PRIMA PARTE
La torbida estate del 1964: il “Piano Solo”
Pietro Nenni ha avvertito i suoi dirigenti di aver udito un sinito “tintinnar di sciabole”

Lo scandalo esplose il 14 maggio 1967: “Complotto al Quirinale. Segni e De Lorenzo preparavano il Colpo di Stato”, titolò a tutta pagina “L’Espresso”. Uno scoop sensazionale: secondo il settimanale, nel luglio del 1964 - tre anni prima - il Presidente della Repubblica Antonio Segni e il comandante dei Carabinieri Giovanni De Lorenzo avevano ordito un golpe.
La polemica scoppiò violentissima, tra accuse e controaccuse: davvero il Paese aveva rischiato di finire sotto una dittatura?
Torniamo a quei giorni. È l’estate del 1964: nell’Italia del boom economico e delle vacanze di massa, sulle spiagge spopolano “Sei diventata nera” dei Marcellos Ferial, “Con te sulla spiaggia” di Nico Fidenco e “Una rotonda sul mare” di Fred Bongusto. In politica, però, la tensione è altissima. Il 25 giugno si è dimesso il primo governo di “centrosinistra” guidato da Aldo Moro, in carica da soli sei mesi. Le trattative per formare il nuovo esecutivo sono in stallo, e due giorni prima il giornale tedesco «Die Welt» ha scritto che vi sono “nubi tempestose sull’Italia” e accennato a possibili “eruzioni” di malcontento e di una “situazione rivoluzionaria”.
L’alleanza di “centrosinistra” tra il Partito socialista e la Democrazia cristiana, voluta con forza da Moro, è una coalizione nuova: un esperimento nato per ampliare le basi democratiche e fare le riforme necessarie di fronte alla grande trasformazione e modernizzazione del Paese. Ma, in piena Guerra Fredda, non tutti sono d’accordo. Anzi. Parte del mondo politico, finanziario e industriale è spaventato e ostile: molti - anche il “Corriere della Sera” - chiedono un “governo d’emergenza” o addirittura di “salvezza nazionale”. Contrari, tra gli altri, il presidente del Senato Cesare Merzagora, il governatore della Banca d’Italia Guido Carli e lo stesso Presidente, il democristiano conservatore Antonio Segni.
Le trattative per formare il nuovo governo si interrompono il 14 luglio: le divisioni tra Dc da una parte e Psi, Psdi e Pri dall’altra sembrano troppo profonde. Il giorno dopo il Presidente convoca al Quirinale il generale De Lorenzo. Il fatto, inusuale, crea un certo subbuglio. Nondimeno in soli due giorni – il 17 luglio - l’accordo tra i partiti viene raggiunto e il 22 luglio Aldo Moro forma il nuovo governo insieme al Psi, al Psdi e al Pri, con Nenni vicepresidente.
La crisi si è risolta: i socialisti hanno rinunciato alle loro proposte più radicali, dalla legge urbanistica alla programmazione economica. Insomma, i “riformatori” si sono ammorbiditi, ma il governo può ripartire.
Eppure, qualcosa non torna. Pietro Nenni infatti ha avvertito i suoi dirigenti di aver udito un sinistro “tintinnar di sciabole”. Termini minacciosi, ribaditi il 26 luglio in un durissimo editoriale sull’«Avanti!»: “improvvisamente i partiti e il Parlamento hanno sentito che potevano essere scavalcati” - denuncia allarmato - e la sola alternativa sarebbe stata “un governo delle destre, con un contenuto fascistico-agrario-industriale”.
Le parole inquietanti di Nenni indicano che vi è stata una trama oscura, in quei giorni. Ma quale? Passano tre anni, e “L’Espresso” ricostruisce gli avvenimenti di quella torbida estate. Tra i protagonisti, il generale Giovanni De Lorenzo, dal 1962 comandante dei Carabinieri. Origini siciliane, 54 anni, portamento eretto, baffetti e monocolo, ha combattuto sul fronte russo e poi nel servizio informativo del Comitato di Liberazione Nazionale. Tra il 1955 e il 1962 è stato comandante dei servizi segreti militari, il Sifar. De Lorenzo teme che il Paese cada nelle mani dei comunisti e il 14 luglio, nel pieno della crisi di governo, ha concluso il rapporto ai suoi ufficiali ammonendo: “stiamo per vivere ore decisive. La nazione, tramite la più alta autorità, ci chiama e ha bisogno di noi. Dobbiamo tenerci pronti per gli obiettivi che ci verranno indicati”. Poi viene convocato al Quirinale, e il presidente Segni gli dice di tenersi “in permanente stato di allarme”.
Cosa hanno in mente De Lorenzo e Segni? Un colpo di Stato? [continua]
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