RESTAURARI
L’archivio disperso del monastero di Cairate
La ricerca ha scovato alcune chicche sulla vita dell’edificio: «La volontà è di raccogliere tutte le fonti disperse nei vari archivi»

Sulla loro tavola, il pregiato pesce dell’Olona. Molto pesce, che non mancava mai, non solo nel periodo pasquale, dove comunque assumeva un ruolo fondamentale, non potendo mangiare carne. E le richieste delle licenze di pesca, necessarie per non incorrere in sanzioni e tenendo presente anche la lontananza del monastero dai mercati.
C’è anche questo nelle ricerche che Laura De Marchi sta conducendo e di cui parlerà venerdì 4 aprile alle 21 alla XI edizione del ciclo di conferenze “RestauRAri” organizzato da Agostino Alloro per la Pro Loco di Cairate. Nell’Auditorio dell’ex chiesa Santi Ambrogio e Martino di Cairate, “L’archivio disperso del monastero di Santa Maria Assunta di Cairate” prima di cinque conferenze che tra aprile e giugno sono dedicate a “insoliti restauri”, aperte al pubblico su ingresso libero.
«Come relatrice a questo ciclo di conferenze mi sono trovata un po’ per caso – sorride Laura De Marchi -: sono laureata in giurisprudenza e ho fatto una tesi sulle controversie del fiume Olona che riguardavano anche le monache del monastero di Cairate, che possedevano quattro mulini sull’Olona, la cui prima testimonianza è del 1097. Mi sono molto appassionata all’argomento e quando Agostino Alloro mi ha proposto l’idea di scavare un po’ negli archivi per costruire questo “archivio disperso de monastero di Cairate” partendo dal lavoro che avevo fatto suo tempo ho ripreso questa passione». Che al momento l’ha portata a visitare ben undici archivi storici e classificare 520 documenti.
Ma il lavoro è più o meno a metà. E già in questo momento ha permesso di chiarire tanti passaggi e di raccogliere vere e proprie chicche che ricostruiscono la vita del monastero e di chi lo abitava.
Un lavoro impegnativo, anche perché quasi tutti i documenti trovati «sono manoscritti e anche quando sono in un buono stato di conservazione non è sempre semplice decifrare la scrittura».
Ma quello che si sta delineando è di grandissimo interesse, a partire dalla controversa data di fondazione del monastero, che in alcuni libri si dice fosse il 737, ma che le ricerche attesterebbero a due anni prima. Mentre l’ultimo anno del monastero è il 1799: e fino a quell’anno i mulini sono stati mantenuti, per poi essere inseriti nelle industrie.
«L’idea alla base di questo lavoro – prosegue Laura De Marchi – scaturisce dalla volontà di raccogliere tutte le fonti “disperse” nei vari archivi per creare un archivio digitale dove raccogliere tutti i documenti trovati».
Dai quali emergono veramente tante storie affascinanti e che riguardano anche la vita di tutti i giorni. Ma non solo: si sono trovati nomi delle badesse e anche di alcune monache. «ne ho trovate – anticipa Laura De Marchi – circa 225 in 1064 anni. Prima del 1500 erano una decina, poi molte di più: tra il 1600 e il 1700 si parla di circa 25/30, ma non è un numero esaustivo, mancano dalle verbalizzazioni le converse, che non erano nel capitolo».
E poi quelle storie quotidiane anche appunto riguardanti le controverse in materia de acque del fiume Olona, le spese per il cibo e il vestiario, e che raccontano la storia che non si trova normalmente nei libri. E di cui Laura De Marchi racconterà nella sua conferenza.
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