I 500 ANNI
Leonardo-Fontana, geni a confronto

Inconsueto, ma ricco di fascino, l’accostamento tra il genio del Rinascimento, Leonardo da Vinci (1452-1519) e l’ideatore dello Spazialismo, Lucio Fontana (1899-1968).
Parte idealmente dal 1939 e dall’abbinamento storico (ma poco noto) tra i due artisti la mostra, a cura di Davide Colombo, che il Museo del Novecento ha allestito in occasione dei 500 anni della morte di Leonardo. In epoca fascista, per la «Mostra di Leonardo e delle Invenzioni Italiane» organizzata nel Palazzo dell’Arte di Milano, spiccava un «Cavallo rampante» dorato, scultura (in gesso) di Fontana purtroppo perduta ma testimoniata da una storica fotografia conservata negli archivi.
Proprio dal recupero della memoria di questo lavoro prende avvio la mostra allestita in Sala Fontana, all’interno del percorso permanente dedicato all’artista, con un allestimento ispirato alle soluzioni espositive ideate al tempo da Giuseppe Pagano, in un ideale percorso cronologico che conduce alla «Struttura al neon», realizzata per la IX Triennale di Milano del 1951, rimandando ancora una volta al Palazzo dell’Arte.
Cavalli rampanti o che emergono dalle onde, guerrieri e centauri riproposti in molteplici rielaborazioni formali, plastiche e cromatiche: sono una trentina i lavori esposti, tra disegni e ceramiche, tutti realizzati negli anni trenta, salvo il bozzetto per il concorso della V Porta del Duomo, del 1950-1952. Riflessioni di Fontana sugli studi di Leonardo per opere mai realizzate, dalla «Battaglia di Anghiari» per la Sala del Gran Consiglio di Palazzo Vecchio a Firenze, a quelli per i monumenti equestri milanesi di Francesco Sforza e Gian Giacomo Trivulzio.
Il dialogo ideale tra Leonardo e Fontana non si ferma a un confronto iconografico, ma ragiona sull’approccio sperimentale che accomuna gli artisti, partendo dallo spunto offerto da un testo del poeta e critico d’arte Emilio Villa, che nel 1940 scriveva: «Fontana è tra gli artisti nostri il più acceso estro della semplicità, quello che più insistentemente ci richiama a una eterna intuizione leonardesca: “Ogni cosa in natura si fa per la sua linea più breve”».
«Come quello di Leonardo - scrive il curatore nel testo a catalogo (Scalpendi editore) - l’approccio di Fontana è empirico ed esperienziale; mira ad affrontare uno specifico problema e a portarlo a soluzione».
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