A TEATRO
Mauro Repetto in scena con l’Uomo Ragno
Il cofondatore degli 883 si cimenterà con l’Ai in un progetto che mix musica, ballo, sketch e aneddoti

L’Uomo Ragno è ancora vivo e un suo vecchio conoscente si è messo sulle sue tracce. Mauro Repetto, cofondatore degli 883, torna sulle scene con lo spettacolo Alla ricerca dell’uomo ragno. Non solo una celebrazione delle canzoni che hanno fatto la storia del pop italiano anni Novanta, ma un progetto che mescola musica, ballo, sketch, aneddoti e tecnologia. Il tour passerà anche per il Teatro Trivulzio di Melzo (Mi) il 5 maggio, il Teatro Bolla di Bollate (Mi) il 18 maggio e il Teatro Villoresi di Monza il 30 maggio. Oltre ai brani composti con Max Pezzali e a un inedito, Repetto si cimenterà soprattutto con l’AI, per la prima volta a teatro.
«Ho sempre visto l’intelligenza artificiale come qualcosa di affascinante e volevo utilizzarlo in maniera nuova, mettendola al servizio della mia poetica o, meglio, delle mie peripezie. Con i registi Stefano Salvati e Maurizio Colombi abbiamo deciso di intraprendere quest’avventura solo se non fossimo stati noi gli schiavi dell’intelligenza artificiale, ma il contrario». E così, in una storia ambientata nella Pavia medievale dove i menestrelli Mauro e Max devono consegnare nuove canzoni al conte Claudio Cecchetto, l’innovativo media mette in relazione non solo il presente con un passato fantasioso, ma anche con i futuri possibili.
«Quando sono andato trent’anni fa a Los Angeles, Miami, New York alla ricerca della mia donna dei sogni, la modella Brandi Quinones, non riuscii a conquistarla. Immaginiamo che adesso grazie all’intelligenza artificiale la figlia che non sono riuscito ad avere con Brandi viene a chiedermi dei conti, dicendomi che non è potuta nascere trent’anni fa perché ballavo male o non ero abbastanza affascinante. E vediamo sugli schermi, dietro di me, questa bambina mai nata che se la prende con me e mi dà lezioni di ballo. Mi dice, anzi, “Tu non lo sai, ma coi balletti che facevi sul palco hai inventato TikTok e adesso devi impararne i balli”».
Ma ci sarà anche un compagno di viaggio speciale, come svela il titolo. «L’uomo ragno, come per Dante Virgilio o Beatrice, è una specie di guida, una persona che ti accompagna, che ti dà dei consigli ma anche ti tormenta, una specie di grillo parlante di Pinocchio, un amico rompiscatole che cerca di aiutarti e di spronarti. Cercherà di aiutarmi a conquistare un’altra donna dei sogni e anche questa volta questa lei sposa con un altro, ma l’uomo ragno mi dirà che anche solo il tentativo va benissimo. La morale è che non è supereroe chi ha la possibilità di volare, ma chi affronta la vita con il sorriso. Ti devi giocare il match, insomma».
Gli 883 sono simbolo di un decennio che si tende a guardare con una vena di nostalgia. E anche per l’anti-passatista Repetto è chiaro il perché: «Pensiamo alla canzone Gli anni, l’ultima che abbiamo fatto io e Max. “Gli anni di che belli erano i film” è una frase che dice tutto. Quando ascolti un album degli U2, Bon Jovi, Madonna o Jamiroquai capisci che all’epoca i dischi erano veramente più belli. Sono tutto tranne che un incensatore del passato, ma vedo anche più giovani di me scoprono gli anni Novanta, anche se non li hanno mai conosciuti, parlando di film, di icone pop. Forse c’erano più soldi per l’entertainment o più ingenuità e quindi si aveva voglia di imitare degli idoli e fare dei pezzi più belli. Avevi forse più possibilità di icone».
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