500 LEONARDO
La copia francese del Cenacolo

Francesco I di Francia voleva portarsi a casa l’Ultima Cena dipinta da Leonardo, strappandola dalla parete del refettorio del convento domenicano di Santa Maria delle Grazie a Milano.
Per fortuna non ci riuscì, ma in compenso si fece tessere un preziosissimo arazzo, in seta e oro, con lo stemma suo e della madre, Luisa di Savoia. Questo capolavoro, una delle primissime copie dell’opera di Leonardo e origine della sua fortuna iconografica in Francia, è esposto nella Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale.
La mostra, a cura di Pietro C. Marani, è stata l’occasione per un restauro conservativo e studi approfonditi del capolavoro, che esce per la prima volta dal Vaticano, dove si trova dal 1533, quando fu donato da Francesco I a papa Clemente VII.
Restaurato e studiato nelle sue particolarità esecutive e stilistiche da Alessandra Rodolfo e dall’équipe di restauratori dei Musei Vaticani, è stato datato con maggior precisione intorno al 1516-1520 circa, in un momento che comprende gli anni del soggiorno di Leonardo ad Amboise. Il disegno viene attribuito a un artista lombardo, forse Bramantino, probabilmente dietro diretta sorveglianza dello stesso Leonardo, mentre la tessitura deve essere avvenuta nelle Fiandre.
In mostra l’opera dialoga con altri due arazzi della serie dei Mesi Trivulzio prestati dalle Civiche Raccolte d’Arte del Castello Sforzesco, utili a mostrare come gli echi del Cenacolo potessero venir propagati anche attraverso un ciclo profano.
Sono inoltre esposti, attraverso medaglie, bassorilievi e dipinti i ritratti dei re di Francia, e una serie di incisioni cinquecentesche dedicate ai castelli di Blois, Amboise e Chambord dove è possibile che l’arazzo del Cenacolo fosse esposto prima del 1533.
Per raccontare la fascinazione che l’opera che «ogn’altra opra avanza» ha suscitato sui contemporanei fino a oggi, fa da pendant all’arazzo cinquecentesco un tableu vivant di 9 minuti, creato e filmato da Armondo Linus Acosta, con i premi Oscar Vittorio Storaro, Dante Ferretti e con Francesca Lo Schiavo. Il quadro vivente «renderà l’esperienza diretta con tutta la passione e l’ispirazione divina possibili - dice Acosta -. Ho volutamente ripreso l’opera in un rallentamento estremo perché non considero questo lavoro come un film in sè, quanto piuttosto un quadro. Un Tableau Vivant meticolosamente accurato che possa offrire la possibilità di meditare sui dettagli divini di questo straordinario capolavoro mistico di Leonardo da Vinci».
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