AL POLDI PEZZOLI
Madonna Litta torna a casa

Si distrae all’improvviso, come attirato della nostra presenza, il piccolo Gesù. Il tempo di uno sguardo, quanto basta a farci entrare nell’intimità del momento. La madre, invece, mantiene vigile gli occhi sul figlio mentre lo allatta. È un gioiello del rinascimento milanese, la celebre Madonna Litta, la cui attribuzione a Leonardo è oggi ancora discussa.
È tornata a Milano, lasciando l’Ermitage, dove si trova dal 1865, quando lo zar Alessandro II la acquistò dalla collezione dei duchi Litta, che la custodivano nel loro palazzo di corso Magenta. È lei la protagonista di una raffinata mostra, a cura di Pietro C. Marani e Andrea Di Lorenzo, allestita al Museo Poldi Pezzoli di Milano, grazie al sostegno di Fondazione Bracco, cui si affiancano Regione Lombardia e Comune di Milano.
Realizzata a Milano intorno al 1490, la tavola è probabilmente l’esito di una invenzione di Leonardo, ma possibilmente condotta, con la sua supervisione, da uno dei suoi migliori allievi, forse Giovanni Antonio Boltraffio.
Se dunque la paternità è ancora incerta, sicura è l’alta qualità dell’opera, eseguita per la devozione privata di un raffinato e facoltoso committente: la composizione è studiatissima e i pigmenti usati tra i più preziosi, in particolare il blu oltremare – realizzato con polvere di lapislazzuli, più costosa dell’oro – impiegato nel manto della Vergine e nell’azzurro del cielo inquadrato dalle finestre sullo sfondo.
Insieme alla Madonna Litta viene presentato un nucleo selezionato di opere – una ventina tra dipinti e disegni – provenienti dalle collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.
Di Leonardo è un raffinato foglio a punta metallica, in prestito dalla Biblioteca Ambrosiana. Raffigura un profilo femminile e un occhio dalla palpebra nettamente delineata, che si confronta molto bene con gli occhi della Vergine nel dipinto dell’Ermitage. Alla Madonna Litta è accostato un altro dipinto con la Madonna allattante, attribuito a un anonimo artista lombardo attivo nel primo decennio del Cinquecento, che dimostra la fortuna del tema.
La complessa vicenda che ha accompagnato la Madonna Litta nel corso del tempo è spiegata al pubblico grazie alla presenza di opere e disegni dei collaboratori e seguaci di Leonardo (Giovanni Antonio Boltraffio, Marco d’Oggiono, l’ancora misterioso Maestro della Pala Sforzesca, Francesco Napoletano), che permettono di comprendere le tecniche e “lo stile” adottati dai diversi artisti che si trovarono a operare nello stesso periodo accanto o insieme al maestro. Alcune di queste opere sono state interessate da una campagna di indagini diagnostiche possibile grazie a Fondazione Bracco che scrive Annalisa Zanni nel testo in catalogo (Skira), «ha consentito di realizzare il felice connubio tra arte e scienza che tanti risultati ha portato e continua a offrire alla ricerca storico-artistica». I dati acquisiti dalle analisi scientifiche sono presentati attraverso un apparato multimediale di supporto per illustrare come nasce e si modifica nel tempo l’attribuzione di un’opera d’arte.
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