IL PERCORSO
Montorfano, sul grande blocco di granito
Il monte è situato tra Mergozzo, Fondotoce e Gravellona Toce. Si imbocca il «Sentiero azzurro» e poi su lungo la mulattiera

Messo lì, tra le Isole Borromee, la penisola di Verbania e le vette della Val Grande, sembra una destinazione poco stuzzicante. E invece il Montorfano, situato tra Mergozzo, Fondotoce e Gravellona Toce, rappresenta una delle cime più panoramiche e belle della bassa Ossola.
Il percorso presenta una serie di particolarità decisamente interessanti e variegate, che riguardano il paesaggio, ma anche la storia e il lavoro di una volta in questo territorio. Il Montorfano infatti, si presenta come un unico blocco di granito, segnato da secoli di attività estrattive e al suo granito bianco è dedicato l’Ecomuseo di quest’area, costituendo un enorme laboratorio a cielo aperto. L’escursione parte da Mergozzo da dove, addentrandosi tra le viuzze ben tenute del borgo, si raggiunge il lungolago lungo la montagna che si andrà poi a salire, prendendo il Sentiero azzurro che, stando in alto rispetto al Lago di Mergozzo, costeggia lo specchio d’acqua fino ad arrivare al paesino di Montorfano. In questo primo tratto, si cammina su un’ampia mulattiera, ideale per scaldare la gamba.
Arrivati al paesino di Montorfano si può prendere fiato ammirando la chiesetta romanica di San Giovanni Battista, per poi imboccare la strada di accesso alle cave di pietra abbandonate, poste alle spalle della frazione. La salita verso la vetta è abbastanza ripida ma tecnicamente semplice, senza passaggi esposti o pericolosi. Lungo la via si cammina tra i blocchi di granito franati, abbandonati, oppure “scappati” alle escavazioni dell’uomo per rotolare giù sui pendii della collina. Lungo il tragitto si raggiungono alcuni caratteristici belvedere, anche di recente realizzazione dove la vista, nelle giornate limpide è impressionante: sembra infatti, di essere in volo con il drone sul Golfo Borromeo.
A sinistra si staglia Verbania, con la sua penisola che assomiglia alla prua di una nave intenta a fendere le onde del Lago Maggiore. Non lontano, “camminando” con lo sguardo sulle acque, si giunge all’Isola Madre e poi si arriva all’Isola dei Pescatori e all’Isola Bella, davanti a Stresa. Risalendo la corrente, poi, l’occhio arriva al Fiume Toce che si tuffa nel Verbano, mentre sulla sponda opposta svetta il Sasso del Ferro di Laveno Mombello, le Prealpi varesine, col panorama che arriva molto, molto lontano, comprendendo la Val Grande, le Alpi svizzere e pure la zona del Lario.
Insomma, è qualcosa di straordinario dove persino l’impatto dell’autostrada sembra ballare in armonia col resto. Belvedere dopo belvedere, si giunge alla cima del Montorfano (794 metri di quota) dove, finalmente, il sentiero spiana, preannunciando come la discesa sarà molto meno ripida rispetto al sentiero dell’andata. Per completare un anello, infatti, si consiglia di scendere dal lato della montagna che dà verso Gravellona Toce. Su questo versante si percorre un itinerario molto suggestivo e facile, che consente la visita a manufatti militari come opere idrauliche, una casermetta e una polveriera.
Si cammina su una lunghissima mulattiera ben tenuta, che appartiene alle installazioni della Linea Cadorna, creata durante la Prima Guerra Mondiale per proteggere l’Italia settentrionale da un’eventuale invasione tedesca dalla Svizzera. La strada, che alterna anche tratti in sentiero e presenta alcuni scorci molto belli sul Monte Cerano, sul Monte Massone, sul Mottarone e arriva fino al Lago d’Orta, disegna un toboga e, quindi, una serie di tornanti che rendono la planata su Mergozzo molto dolce, accostandosi alle pareti aspre e scavate del granito del Montorfano. Rientrando nel bosco, poi, l’ultimo tratto permette il rientro a Mergozzo. Stanchi? Forse sì. Ma decisamente appagati di tanta bellezza.
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