DA SAPERE
Ninna nanna per donargli tanto amore

All’inizio degli anni Sessanta in una nota canzone un innamorato voleva cullare la sua amata posandola su un’onda del mare.
Immagine poetica che al solo pensiero fa risuonare nella testa il motivo musicale che la accompagnava. E se nella realtà è sicuramente più semplice cullare stringendo a sé una persona e facendo dondolare le braccia, il gesto d’amore in sé resta. E fa tanto bene. A chi lo fa e a chi lo riceve, anche da adulto. Ancora di più lo fa se è rivolto con affetto ai piccoli.
«Per i bambini essere cullati è importantissimo» sottolinea la pediatra Chiara Di Francesco, socia dell’associazione culturale Pediatri nazionale e di Milano e del Centro per la salute del bambino, nonché da anni attivissima nel programma Nati per Leggere, che, sviluppato in concerto con l’Associazione italiana biblioteche presente in tutte le regioni italiane, propone alle famiglie con bambini fino a 6 anni l’attività di lettura come esperienza importante per lo sviluppo cognitivo dei piccoli e la crescita dei genitori con loro.
Il cullare è importante, si diceva, non solo come movimento, ma anche per il contatto fisico che attiva i neuroni cutanei e le terminazioni nervose della pelle che stimolano gli ormoni positivi, regolando, aggiunge la pediatra, «i centri nervosi dell’emotività, dello star bene, attivando gli ormoni delle cosiddette “competenze sociali”, anche attraverso la carezza». E non è un benessere solo del bambino, ma anche, assicura la pediatra, per la mamma e il papà.
«Crescendo – spiega ancora Chiara Di Francesco – i bambini sono più sicuri. Stare vicino non vizia. Ma aiuta». E accompagnare il cullare con le ninna nanne è ancora meglio. Pur al di là del fatto che molteplici studi dimostrano che l’intelligenza musicale si sviluppa molto precocemente, e che i suoni sono percepiti dal piccolo già nel ventre materno, la ninna nanna diventa un dialogo di suoni ma anche di contatto tra bambino e genitore: è relazione ed emozione. Per questo è importante, quando li si culla, guardarli, i nostri piccolini.
«La ninna nanna, le filastrocche, hanno un significato importante – prosegue Di Francesco -, perché hanno un andamento ritmico, una ripetitività della voce e delle parole: il piccolo sente la voce che sale e scende, che consola. Guardarlo e accarezzarlo mentre si canta crea relazione. Emoziona, tranquillizza, rilassa». Insomma, ripetitività non è in questo caso noia, al contrario.
«Al bambino serve, e quando si accorge di questo si rilassa. Ed è positivo anche per il genitore, che sta bene, collegando questa sensazione al gesto che sta compiendo. È come quando assaporiamo il profumo di un prato fiorito e basta il ricordo a farci stare bene, perché gli ormoni positivi si liberano. E, tornando al rapporto genitore/bambino, con il cullare e le ninna nanne si crea un circolo virtuoso, sia per l’aspetto musicale delle parole, sia per la scelta di queste ultime». Sì, perché un consiglio dell’esperta è proprio anche quello, le parole, di saperle scegliere.
«Usiamo quelle corrette – suggerisce -, perché all’aspetto musicale si unisce l’ascolto e proprio attraverso l’ascolto queste restano nella “scatoletta” di parole del bambino. Devono essere parole buone e corrette. Le filastrocche e le ninna nanne devo essere buone, devono avere un buon suono».
È il linguaggio che gli esperti chiamano, mutuando il termine “madre” dall’inglese, “motherese”, e che Chiara Di Francesco ama invece definire “mammese”: «Che non è – specifica - lo storpiare una parola, anzi, ma è la cadenza usata, che nelle ninna nanne è uguale in tutte le popolazioni».
Del resto, è noto che quello della ninna nanna è una sorta di rito che arriva dai tempi antichi e che tocca tutti i Paesi e le culture, dimostrando come la vicinanza fisica e della voce, il clima di affetto e di tenerezza accompagna al sonno, favorendo dunque la calma e la fiducia. «E questo – conclude la pediatra - è meraviglioso: è lo stare insieme dell’essere uomo, è il cucciolo-uomo che mette tutti vicini. Possono essere anche inventate. Ma devono essere, appunto, buone».
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