COSTELLAZIONI
Notctalgia: la nostalgia del cielo stellato
L’intervento di Chiara Cattaneo: «L’inquinamento luminoso è una perdita innanzitutto culturale, perché il cielo è l’altra metà del paesaggio»

E se sparissero le stelle? Che cosa ne sarebbe dell’uomo e degli altri esseri viventi? È il fenomeno denominato (più mediaticamente che scientificamente) noctalgia: la nostalgia del cielo stellato.
«Di fatto è l’inquinamento luminoso - chiarisce Chiara Cattaneo, studiosa dell’Osservatorio Astronomico Schiaparelli di Varese -. È un problema di cui ci occupiamo da tantissimo tempo, che rende il cielo lattiginoso, un po’ arancione o un po’ rosa a seconda delle luci delle strade, e non ci consente di vedere tutto quello che altrimenti potremmo, come migliaia di stelle e la Via Lattea. È una perdita innanzitutto culturale, perché il cielo è l’altra metà del paesaggio. Ogni notte nel cielo sfilano nelle costellazioni quei personaggi della mitologia greca le cui storie sono la base della nostra cultura. Poi c’è un danno scientifico. Cancellando le stelle, l’inquinamento luminoso non consente agli osservatori astronomici di poter vedere tanto lontano e in profondità come vorrebbe».
Da questo punto di vista l’Italia detiene un triste primato: il più grande inquinatore tra i paesi del G20 circa l’illuminazione pubblica. Basti pensare che, quando anni fa gli scienziati perlustrarono la Penisola in cerca del luogo adatto a ospitare il Telescopio Galileo, non l’hanno trovato, con la beffa di dover installare un importante strumento nazionale alle Isole Baleari.
Ci sono poi casi virtuosi, tra cui Varese: «L’ultima amministrazione ha riadattato i vecchi lampioni, rimettendoli a norma secondo la legge di Regione Lombardia. È una legge fatta benissimo, addirittura copiata e adottata in Repubblica Ceca e Slovenia come legge nazionale. Dice che i lampioni devono essere perpendicolari al suolo e illuminare solo per terra. A Varese così si è fatto e c’è un abbassamento dell’inquinamento luminoso per le strade pubbliche. Questo però non è vero per quanto riguarda i privati: supermercati e centri sportivi sono gli inquinatori maggiori, non le strade come succede nel resto del mondo».
In provincia la situazione è frastagliata, soprattutto per via dell’Aeroporto di Malpensa. «Non è l’aeroporto in sé, ma gli svincoli e i parcheggi che gli stanno attorno ad avere torri faro che producono un terribile inquinamento, tra l’altro pericoloso per gli uccelli migratori. La provincia è sopra la rotta che va verso la palude Brabbia. Gli uccelli migratori viaggiano prevalentemente di notte per consumare meno energia ma spessissimo arrivati a Malpensa si perdono per via delle luci e muoiono. Gli uccelli seguono infatti le stelle per i loro tragitti». Fondamentale, segnala Cattaneo, è che «ogni organismo vivente apparso sul pianeta ha sempre vissuto metà della sua vita al buio. Se ciò non accade sono problemi gravissimi. L’inquinamento luminoso non implica soltanto un aspetto nostalgico e romantico, ma sanitario. Studi effettuati in Scandinavia su medici e infermieri che lavorano di notte hanno notato che costoro hanno il 30% di possibilità in più di sviluppare il cancro. Questo perché di notte produciamo la melatonina, un grandioso oncostatico basilare per mantenersi in salute. Sovra-illuminando le nostre città uccidiamo anche la nostra melatonina e quindi insorgono disturbi del sonno, obesità, sintomi depressivi, comportamenti suicidali».
Come essere dunque meno noctalgici? Cattaneo, che sta portando questi temi nei doposcuola varesini in accordo con i servizi educativi del Comune, invita a imitare i nostri vicini: «In Italia i consumi solo per l’illuminazione pubblica sono di 6 TWh all’anno, tutti da fonti fossili. Se facessimo come la Germania, che ha meno punti luce e li rivolge solo verso il basso, passeremmo da 6 a 2 TWh e se facessimo come la Francia, che spegne parte delle sue luci a notte inoltrata, passeremmo a 1 TWh».
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