NOTE IN LIBERTÀ
Now and Then: il testamento di quattro giganti
Nel video realizzato da Peter Jackson sessant’anni di magia

Non si poteva restare insensibili al “ritorno” dei Beatles, alla straordinaria macchina da guerra costruita intorno a “Now and Then”, ultimo estratto dalla cassetta che John Lennon registrò nel suo appartamento di New York un paio d’anni prima che Mark David Chapman ponesse fine alla sua vita e al sogno di miliardi di fan di rivedere insieme i Fab four.
Quella stessa cassetta che, nel 1994, Yoko Ono, bontà sua, consegnò a Paul Mc Cartney, al quale era destinata (sul frontespizio John aveva scritto “per Paul”). E che conteneva tre accenni di brani, due pubblicati a metà anni novanta (“Free as a bird” e “Real Love”), l’ultimo, appunto “Now and Then”, accantonato perché la parte vocale vi appariva “schiacciata” dal piano e impossibile da ripulire con le tecnologie dell’epoca.
Oggi, grazie all’intelligenza artificiale e a Peter Jackson (sì, il padre del Signore degli Anelli, che già aveva lavorato per i Beatles in “Get Back”), è stato possibile fare un lavoro ottimale, recuperare il cantato, aggiungerci basso e batteria suonati nel 2022 da Paul e Ringo, la chitarra del 1995 del compianto George (con l’aggiunta di un assolo di slide guitar suonato dallo stesso Paul a mo’ di tributo) e il gioco è fatto.
Più un brano di Lennon, si dirà, ma la pubblicazione a nome Beatles è ben giustificata dal fatto che tutti i quattro - sia pure in tempi diversi - abbiano dato il loro contributo. Inutile accapigliarsi sulla qualità del brano, questo rientra nella sfera del soggettivo. Inutile sminuire l’operazione come mera mossa commerciale (lo è, ovviamente), ma risentire e rivedere per quattro minuti quei ragazzacci, che scherzavano e inventavano la musica del futuro, trasformarsi via via in anziani signori (chi di loro ce l’ha fatta, ahimè) e regalarci ancora un pizzico di se stessi è una magia che va oltre ogni calcolo e ogni riserva intellettuale.
Chi non si è commosso con il video di Now and Then “ha un bidone della spazzatura al posto del cuore” - per citare un gigante del pensiero contemporaneo -. O forse è Keith Richards!
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