DA VIVERE
Mangiare in un piatto biodegradabile

Materiali alternativi alla plastica ce ne sono, occorre solo abituarsi ed investire in start-up che hanno davvero trovato soluzioni a volte geniali.
Certo, ci sono sempre piatti e posate di carta che possono essere riciclati e anche nel caso finissero nell’ambiente sarebbero biodegradabili, poi però si apre la questione della quantità di alberi che dovrebbero essere utilizzati per realizzare questi prodotti in modo massivo, tanto da sostituire la controparte di plastica, con conseguenti problemi di deforestazione. Chiaramente esistono sempre i piatti in vetro o alluminio da utilizzare più volte, ma le soluzioni più interessanti sono costituite da quegli articoli compostabili che hanno anche la capacità di biodegradarsi molto rapidamente nell’ambiente e di cui si comincia a parlare in questi giorni.
La bagassa per esempio è un residuo di estrazione proveniente dalla lavorazione per frantumazione e spremitura della canna da zucchero (Saccharum officinarum), costituito dalla parte fibrosa e dalla scorza della canna. Le stoviglie usa e getta in bagassa possono essere smaltite nel cestino dei rifiuti alimentari o nel compost perché in ambiente di compostaggio possono decomporsi interamente in 3-6 mesi.
Si è parlato molto anche di caseina ovvero una proteina del latte, che non è altro che una lunga catena di molecole formate dalla ripetizione di segmenti uguali, che i chimici chiamano polimeri. Le molecole di caseina si legano assieme e se vengono filtrate e seccate formano un materiale plastico, che può essere usato per creare degli oggetti. Lo stesso processo, effettuato con enzimi anziché con acidi, è alla base della produzione del formaggio mentre, se svolto industrialmente usando formaldeide, origina un altro materiale plastico chiamato galalite e utilizzato in passato per produrre bottoni.
Ma sono davvero tanti i nuovi materiali introdotti sul mercato o in fase di approvazione partendo non solo dalla fibra di bambù, ma anche dalla noce di cocco (coir), dall’agave (sisal) e dall’ananas (pina). Non derivando dal petrolio, queste bioplastiche sono perfettamente biodegradabili. La serie di stoviglie TM dello studio di design giapponese Ideaco sfrutta la polvere di bamboo ottenendo un materiale del tutto simile alla carta per la produzione di stoviglie usa e getta ideali per mangiare all’interno e all’esterno, naturalmente compostabili. Perché il bambù? Il bambù è la pianta a più rapida crescita sulla terra. Un palo di bambù può rigenerarsi in tutta la sua massa in soli 6 mesi (rispetto al legno convenzionale che impiega 30-50 anni). E il bambù può essere coltivato in modo sostenibile su terreni che non possono essere utilizzati per colture alimentari.
Ma il futuro dei contenitori usa e getta è sicuramente quello che sta sperimentando un’azienda polacca che ha creato piatti e bicchieri… commestibili. Biotrem produce stoviglie monouso di crusca sin dagli anni Novanta ma solo ora ci si accorge dell’enorme potenziale di questo prodotto. Completamente biodegradabili in trenta giorni, i piatti e le posate della Bioterm sono anche commestibili e resistenti alle alte temperature (non solo delle pietanze calde, ma anche del forno e del microonde). Un modo originale ed al tempo stesso utile per non produrre rifiuti, e aiutare a salvaguardare l’ambiente.
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