NATURA
Orti botanici: la grande bellezza è green
Ognuno ha una sua specifica, ma sono accomunati dal rappresentare il Regno delle Piante dando la possibilità di essere compreso dalle persone

Oltre duecento modelli in ceroplastica di antichi frutti risalenti al 1887. Ottocento varietà di semi che raccontano come cambia la montagna. Circa duecento etichette in porcellana bianca di fine Ottocento che indicano, dipinti a mano, i nomi delle specie coltivate. La storia delle piante tintorie. Modelli vegetali che riproducono ingranditi particolari dettagliati altrimenti impossibili da vedere. Piante officinali di diversa provenienza geografica. La grande bellezza della scienza si rende visibile attraverso la Rete degli Orti Botanici della Lombardia.
«Gli Orti Botanici sono musei a tutti gli effetti» si fa portavoce per la Rete Orti Botanici della Lombardia Gabriele Rinaldi, direttore dell’Orto Botanico di Bergamo. Riconosciuti in questo senso anche dall’Icom, l’International Council of Museums, principale organizzazione internazionale non governativa che rappresenta i musei e i suoi professionisti. Ogni Orto Botanico ha una sua specifica, ma sono accomunati dal rappresentare il Regno delle Piante dando a questo la possibilità di essere compreso dalle persone.
Della Rete degli Orti Botanici della Lombardia, associazione non profit costituitasi nel 2002 per favorire e promuovere le azioni degli Orti Botanici aderenti, valorizzandone il patrimonio e promuovendo la ricerca scientifica, fanno parte gli orti botanici milanesi di Brera e di Città Studi, quelli di Bergamo “Lorenzo Rota”, dell’Università di Pavia, di Brescia - Toscolano Maderno e il Giardino Botanico Alpino “Rezia” di Bormio: quattro universitari, uno civico e uno legato a un Parco Nazionale il cui settore lombardo è gestito da un ente regionale.
«Certo - prosegue Rinaldi - gli Orti Botanici hanno anche delle loro specializzazioni: ci sono per esempio Orti Botanici come il Giardino Botanico Alpino Rezia che ha collezioni importanti di piante alpine legate ad habitat per noi estremi sotto il profilo climatico. Chi vuole percepire la storia degli Orti Botanici lombardi può invece assaporarla a Pavia, che ha appena celebrato i 250 anni di vita, o a Brera: lì è possibile ancora avere la sensazione di suddivisione del regno delle piante in aiuole minuziose che rispecchiano il pensiero illuminista durante il quale sono nate queste due importantissime istituzioni storiche, ovviamente con una serie di aggiornamenti che rendono questi due Orti Botanici attualissimi».
O ancora a Toscolano Maderno, con la sua storia legata a un’azienda farmaceutica, che ancora oggi ha mantenuto la mission di comunicare piante medicinali interessanti provenienti anche da altre parti del mondo, mentre un’idea sulle piante da orto alimentari si ha in una sezione dell’Orto Botanico di Bergamo nella Valle di Astino. E attraverso il Progetto SVING. Scienza Viva in Giardino, in cui la Rete degli Orti Botanici della Lombardia è partner con ReGiS - Rete dei Giardini Storici e con il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza (iniziativa, cofinanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito delle iniziative per la diffusione della cultura scientifica), viene indagato il patrimonio di antichi saperi custodito all’interno dei rispettivi circuiti degli Orti Botanici, dandogli valore attraverso forme creative e nuove pratiche di diffusione della conoscenza scientifica, soluzioni espositive didattiche, l’indagine della natura a scopo di ricerca.
Un progetto che ha già dato vita a vere e proprie opere d’arte in sei collezioni inedite in cui ogni Orto Botanico della Rete ha attuato un focus di ricerca e di recupero d un nucleo del proprio patrimonio da riscoprire, facendolo conoscere al pubblico in modo innovativo e condiviso. A Milano, all’Orto Botanico di Brera, appartenente all’Università degli Studi, è nato un percorso dedicato alle etichette d’epoca: ne sono emerse 183 di fine Ottocento durante alcuni lavori di restauro. Realizzate appositamente dalla manifattura Richard-Ginori, sono in porcellana bianca e indicano i nomi scientifici in latino delle specie coltivate dipinte a mano, mentre racconta invece una storia che si lega all’industria tessile italiana il secondo Orto Botanico dell’Università degli Studi di Milano: quello di Città Studi concentra il suo focus sulle piante tintorie.
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