L’INTERVISTA
Arese: «2024 super ma non mi basta»
Programmi e ambizioni dopo Parigi: dai motivi della rinuncia alla Diamond League alla voglia di un 2025 al top. Il 24enne varesino acquisito si racconta alla Prealpina

Voglia di non fermarsi mai, sperimentare nuove situazioni e ambizione ai massimi livelli verso un futuro ancora tutto da scrivere: dopo una superba stagione 2024 chiusa con leggero anticipo, Pietro Arese guarda già avanti ed è pronto a sacrificarsi per diventare ancor di più il punto di riferimento italiano dei 1.500 metri. Nella specialità più competitiva del mezzofondo il 24enne varesino acquisito è stato capace negli ultimi mesi di scrivere pagine di storia dell’atletica azzurra, con l’8° posto ai Giochi e il 3’30”74 che rappresentano delle conferme ma non certo dei punti d’arrivo. Il suo domani vuole essere ancora più veloce. L’intoppo del coronavirus lo ha frenato e Arese ha scelto di saltare le tre tappe di Diamond League (Losanna, Chrorzow e Zurigo). «Per fortuna a livello di salute pura e semplice non ho avuto molto più di un raffreddore, però atleticamente parlando mi sentivo debilitato - spiega -. Gareggiare in contesti importanti sarebbe stato inutile, perché in quelle situazioni serve essere in condizioni perfette. L’idea di andare in pista per fare 3’35” e arrivare in fondo al gruppo la reputo distruttiva: con tanto lavoro mi sono guadagnato una considerazione internazionale, voglio giocarmela sempre con il massimo della serietà».
Di fatto il 2024 si è aperto e chiuso a suon di record italiani: prima la doppietta 1.500-3.000 indoor e poi la spettacolare finale di Parigi. Ti ritieni soddisfatto?
«Sì perché abbiamo raggiunto gli obiettivi prefissati con l’allenatore Silvano Danzi. Puntavamo a una medaglia agli Europei (bronzo 1.500, ndr) e ai primi otto posti alle Olimpiadi, ora che ci sono posso dire che non è stato facile ma con la grande dedizione messa sia da me che da Silvano siamo soddisfatti. Anche lui ha sacrificato tanto del suo quotidiano per permettermi di arrivare a questi livelli, troppe volte l’importanza dei tecnici è sottovalutata».
Vivi e ti allena a Varese da sei anni, cos’è stato importante nel tuo percorso?
«Quando arrivai qui ero uno dei tanti, non certo un ragazzo prodigio del mezzofondo. Con Silvano un passo alla volta abbiamo sempre alzato l’asticella riuscendo a programmare bene per arrivare al top nei momenti clou e questo ritengo sia uno dei cardini dei miei risultati: all’Europeo di Monaco entravo con il 24° tempo e ho chiuso 4°, a Parigi ero il 16° e sono finito 8°. Sappiamo già di non poterci fermare, continuando a lavorare su strategia e allenamento possiamo arrivare ad ambire ancora più in alto alla prossima finale olimpica. Sono tanti i dettagli che si possono integrare o aggiungere, vogliamo sperimentare».
Quando ripartirà la prossima stagione e che obiettivi state iniziando a puntare?
«Come prima la base rimarrà il campo di Calcinate degli Orrigoni, anche perché voglio dare importanza all’Università (Arese è iscritto all’Insubria a Ingegneria per la sicurezza del lavoro e dell’ambiente, ndr) visto che mi mancano pochi esami e punto a concluderli. Ripartiremo da settembre andando a crescere, magari a novembre guarderemo ai cross ma l’ambizione mia e di Silvano è oltreoceano. Se sarà possibile vorrei fare una buona parte di stagione indoor a inizio 2025 negli Stati Uniti, dove confrontarmi con avversari forti e nuove situazioni di gara. Poi d’estate spazio alla Diamond League, alla Coppa Europa e ovviamente al Mondiale di Tokyo a settembre: punto ad arrivarci avendo arricchito sia il mio corpo che la mia mente di nuove soluzioni così da ambire a qualcosa di grande».
© Riproduzione Riservata