SPECIALE SALUTE
Cataratta: italiani poco informati

Prima della pandemia da Covid-19, l’intervento più frequente in Italia è stato per anni quello della cataratta, ma 4 italiani su 10 sono ancora poco informati sui sintomi di questa patologia, le terapie possibili e il miglioramento che si ottiene per la vista dopo l’operazione.
E’ quanto risulta da un’indagine commissionata dal Centro ambrosiano oftalmico, Camo, con il patrocinio dell’Università dell’Insubria, alla Società di ricerche GPF, che ha intervistato in tutto il territorio nazionale 1.200 persone di età compresa tra i 50 e i 75 anni.
Causa principale della cataratta è l’invecchiamento, ma il 17,8% degli intervistati ritiene che all’origine ci sia una malattia oculare e il 31% di coloro che ne soffrono è convinto che la miopia sia una delle cause scatenanti.
Dalla stessa indagine è emerso che i sintomi più comuni sono un offuscamento della vista, 70,5% degli intervistati, una progressiva riduzione della stessa, 53,6%, una notevole difficoltà a leggere, 47,4%, a vedere di notte, 34,6%, a guidare, 31,4% e per chi utilizza dei dispositivi digitali una maggiore incidenza di sintomi, quali affaticamento, 35,5% e visione sdoppiata 17,2%.
Solo il 60% è a conoscenza che per l’intervento di cataratta è sufficiente sottoporsi ad una anestesia locale. Il 55% crede che si intervenga con il laser, tecnologia utilizzata in un numero limitato di centri specializzati, solo il 6% ha risposto correttamente che si tratta di un intervento chirurgico.
E cosa si aspettano gli italiani dopo l’operazione di cataratta in termini di rapporto con gli occhiali? Non dover più usare le lenti è la risposta del 50% del campione.
Il 24 % pensa di dover continuare a portarli ma solo per vedere da vicino, il 16% per vedere da lontano e il 10% per una visione intermedia, televisione, computer, cellulare.
«Questi limiti alle aspettative dei pazienti sono dovuti principalmente ad una diffusa disinformazione - fa osservare il dottor Lucio Buratto, direttore scientifico di CAMO - complice l’abitudine di sottovalutare l’intervento di cataratta, considerato da molti come un passaggio obbligato dell’età matura; solo il 19,3% degli italiani conosce appieno le potenzialità offerte oggi dai moderni cristallini artificiali, disponibili quasi esclusivamente nei centri oculistici privati, in grado di risolvere i principali difetti refrattivi come miopia, astigmatismo, ipermetropia e presbiopia, eliminando del tutto o quasi la dipendenza dagli occhiali». La sostituzione nei centri oculistici pubblici del cristallino naturale, diventato opaco, con uno monofocale non elimina eventuali difetti visivi pregressi e costringerà anche chi non portava occhiali ad utilizzarli, quantomeno da vicino.
Va detto, però, che queste possibilità sono molto costose per il Servizio Sanitario Nazionale, che le riconosce solo in alcune Regioni.
Dalla ricerca è emerso tuttavia un dato interessante: il 30 % degli intervistati sarebbe disposto a pagare un’integrazione in denaro pur di recuperare in pieno la vista e rendersi totalmente indipendente dagli occhiali, che sono comunque costosi.
«Prima del Covid 19 - conclude il professor Claudio Azzolini, Ordinario Malattie dell’apparato visivo all’Università dell’Insubria - i tempi di attesa per una cataratta in un centro oculistico pubblico andavano dai 3 ai 9 mesi, ora negli ospedali si è passati a un anno, un anno e mezzo, non trattandosi di un intervento d’urgenza o salvavita, anche se questa patologia, se curata in ritardo, peggiora la vita nelle azioni quotidiane. Una visione compromessa può essere causa di cadute anche gravi in persone di una certa età, senza contare che un forte abbassamento delle capacità visive in periodi di isolamento forzato, come quello che abbiamo vissuto nell’ultimo anno, può essere causa di decadimento cognitivo nei soggetti già fragili».
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