SUONO
Vittime del rumore

C’è gente che s’impegna in lunghe e costose cause legali perché il supermarket vicino a casa ha un frigo che fa sentire il suo ronzio tutta la notte, oppure perché la discoteca in fondo alla via non rispetta le ore di chiusura.
Ci sono anche centinaia di individui che riescono a dormire nelle vicinanze della ferrovia. Anni fa, in Germania, le stazioni ferroviarie furono tempestate di telefonate da queste stesse persone che non riuscivano a prendere sonno, messe in ansia... dal silenzio di un improvviso sciopero dei ferrovieri.
Ma cos’è che rende un rumore insopportabile, al punto di far perdere il controllo dei nervi da parte di chi lo subisce?
Il disturbo si chiama misofonia e se ne occupano i ricercatori di psicoacustica, una disciplina che studia gli effetti del suono sulla psiche e della quale si può considerare iniziatore, alla fine dell’800, lo scienziato Hermann von Helmholtz.
Fino allora, le risposte a queste domande erano piuttosto insoddisfacenti. Qualcuno aveva addirittura affermato che ad essere particolarmente infastiditi dal rumore fossero quei soggetti con un punteggio alto nella «scala del nevroticismo» di Eysenck. Come dire: se il rumore ti fa saltare i nervi, vuol dire che sei nevrotico e se sei nevrotico devi curarti, andando da uno psicoanalista o facendo ricorso ai tranquillanti. Un ragionamento, questo, che non convince le vittime del rumore.
A colmare la lacuna hanno pensato alcuni ricercatori francesi, guidati dallo psicologo Levy-Leboyer. Costoro si sono chiesti se a causare il disturbo sia il rumore in se stesso, oppure il suo «significato». Per esempio, tornando ai treni, perché il loro passaggio non disturba più di tanto? Non è soltanto una questione di abitudine.
Un rumore è «diverso» a seconda delle intenzioni di chi lo produce. In altri termini, quando non c’è la volontà di fare rumore, i circuiti nervosi della nostra «centrale d’ascolto», con una operazione mentale, «interpretano» i suoni e ci segnalano che il disturbatore non ce l’ha deliberatamente con noi, in altri termini che «non lo fa apposta».
Diverso, invece, il caso dei rumori prodotti per segnalare la propria presenza. Un esempio: coloro che in macchina si annunciano a cento metri di distanza con lo stereo a tutto volume. Potrebbero farne a meno, ma se ne guardano bene. Tale comportamento rende il suono brutalmente vessatorio e coloro che lo subiscono sentono minacciata la propria sfera di inviolabilità.
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