LA CRISI
Somma Lombardo coi lavoratori Beko
Una delegazione dello stabilimento di Cassinetta dal sindaco Bellaria. «Il piano aziendale non convince, è un piano al saccheggio»

Anche Somma Lombardo si schiera al fianco dei lavoratori della Beko. Questa mattina, venerdì 10 gennaio, il sindaco Stefano Bellaria ha accolto una delegazione dei lavoratori dell’azienda di Cassinetta di Biandronno. «È giusto mantenere alta l’attenzione su questo tema - afferma il primo cittadino - il futuro della Beko è importante per i lavoratori, per l’indotto collegato e per un intero territorio». Entro la fine di gennaio è previsto un altro incontro ed i lavoratori si aspettano «risposte certe ed impegni precisi» da parte dell’azienda. E fuori dal Comune è stato esposto lo striscione “Beko, tutti uniti per Cassinetta“.
Nei giorni la delegazione dei lavoratori Beko era stata ad Angera.
SI DANNEGGIA UNA COMUNITÀ
Ad oggi, per Cassinetta, si parla di un esubero di circa 541 operai a cui si aggiungono gli impiegati che - secondo le stime - dovrebbero essere circa 200. Come evidenzia Chiara Cola della Uilm Beko, c’è anche tutto l’indotto legato al polo di Casinetta (come ad esempio la rete di assistenza) che rischiano di andare in crisi. La stima? Circa seimila persone. «Negli anni si è creata una comunità con tutta una serie di servizi ormai strutturati e ci sono intere generazioni che hanno e continuano a lavorare qui - ricorda Cola - pensare ad una chiusura vuol dire danneggiare un intero territorio». Pensiero condiviso anche da Giampaolo Garzonio di Fil CIsl: «non si uò non tenere conto delle gravi ripercussioni di una scelta di questo tipo».
PIANO AZIENDALE CHE NON CONVINCE
Ci sono stati già tre incontri ma quello decisivo potrebbe essere quello che, secondo gli ultimi accordi, verrà messo in agenda entro la fine di gennaio. «Più che un piano aziendale è un piano al saccheggio - interviene Tiziano Franceschetti di Fim Cisl -, il nostro intento è di tenere aperta Cassinetta, ridurre o portare a zero il numero degli esuberi ed avere un progetto concreto per il futuro».
Per il momento infatti, di certezze ce ne sono poche perché gli scenari nascono dall’unione di scenari differenti che riguardano siti presenti sia in Italia che all’estero. La chiusura delle due linee del freddo (quello che realizzano i frigoriferi) e la prospettiva di restare aperti con a produzione delle linee del caldo (forni e microonde) non convince. «Siamo preoccupati per l’oggi, perché dal 1 gennaio 2026 partiranno i licenziamenti, ma lo siamo anche per il futuro - evidenzia Luciano Frontera -, il rischio è di trovarci qui tra qualche a parlare di una nuova crisi».
E nel frattempo prosegue quello che Cola ha definito un «lento depauperamento» delle risorse del polo di Cassinetta. «Molti lavoratori, sopratutto del settore dello sviluppo e della ricerca sono già passati alla concorrenza - fa sapere Cola - questo perché siamo tutti in una situazione di incertezza e di precarietà».
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