CURIOSITÁ
Sperate che piova per aprire un ombrello d’autore
Tessuti pregiati, impugnature artistiche e legno di alta qualità: un ragazzo della Valganna a metà Ottocento apre un’attività a Milano

A metà Ottocento era un accessorio di moda femminile e maschile, ma anche un bene assoluto non solo per le persone abbienti, bensì soprattutto per la gente comune, che non aveva la possibilità di spostarsi in carrozza, ma doveva muoversi a piedi. La pioggia rappresentava il rischio di ammalarsi anche gravemente, fino alla morte. Ecco dunque che l’ombrello diventa anche estremamente utile. Nella Milano della seconda metà dell’Ottocento, un ragazzo della Valganna che aveva lavorato come garzone per un ombrellaio, impianta la sua attività che ha una rapida evoluzione: si chiamava Francesco Maglia, lo stesso nome di uno dei due proprietari attuali della Maglia Ombrelli di Milano. Una produzione di qualità e di prestigio giunta alla sesta generazione, la cui partenza era contenuta in una serie di diari che sono purtroppo andati distrutti durante la seconda guerra mondiale. «Ma dai quali – racconta l’attuale Francesco Maglia – si poteva apprendere come fosse la vita di quel primo Francesco Maglia, che sapeva leggere e scrivere. Una vita di disagi: gli ombrellai erano figure itineranti, che si spostavano di paesino in paesino per riparare gli ombrelli e venderne di nuovi».
Un lavoro pesante, al punto che quel Francesco scrive nei diari che «preferiva morire che continuare quel mestiere. Ma, arrivato a Milano, si è reso conto di come la città fosse fiorente e di come l’ombrello fosse un bene di primissima necessità». Da lì l’apertura dell’attività, artigiana nel 1854: nel 1876 acquista una palazzina in corso Genova dove la sistema al piano inferiore abitando sopra e dove, dopo che lo stabile era andato parzialmente distrutto da un bombardamento nel 1943 e ristrutturato e riaperto tra il 1945 e il 1946, l’azienda resta fino al 2000, quando si sposta in corso Ripamonti.
«L’ombrello – spiega Francesco Maglia – ha avuto un’evoluzione importante negli anni: il suo utilizzo è cambiato molto con l’arrivo di materiali impermeabili per le giacche e con il cambiamento della mobilità, ma il nostro prodotto è fatto con gli stessi criteri di cinquant’anni fa, perché duri nel tempo. Abbiamo una politica molto severa sulla selezione dei materiali con cui andiamo a comporre i nostri ombrelli: per necessità quello pieghevole ha un solo elemento di plastica, ma per il resto i nostri prodotti non presentano plastica, ma componenti metallici che offrono un’ottima prestazione a livello di resistenza all’acqua e all’umidità e sono sostenibili nella lavorazione e nello smaltimento, trattati anche con materiali anallergici e atossici. E sono di lunghissima durabilità, cosa che si lega alla sostenibilità».
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