CULTURA
Il Titanic di Bossi

Sarà perché resta un enigma o perché il regista James Cameron lo ha reso un capolavoro da Oscar, ma il Titanic è uno di quei miti amatissimi e intriganti.
C’è chi poi è entrato negli abissi di questa tragedia che racchiude ancora degli interrogativi. È il professore gallaratese Claudio Bossi, il massimo esperto europeo sul tema, autore di libri e che dopo 35 anni di continue ricerche, ha legato il suo nome in modo indissolubile al transatlantico britannico inabissatosi durante il viaggio inaugurale dopo la collisione con un iceberg nella notte fra il 14 e 15 aprile 1912.
Questa volta Bossi è stato presente al grande evento al teatro degli Arcimboldi di Milano il 10 e 11 maggio scorsi, quando l’Orchestra Italiana del Cinema, si esibirà ne «Titanic Live».
Partiamo dal film di Cameron. Cosa ne pensa?
«Come ho detto più volte, ha fatto un lavoro meraviglioso anche perché ha la possibilità di scendere negli abissi. Detto questo per me è anche una grande emozione assaporate i vecchi film in bianco e nero, magari meno “leccati” di quello di Cameron».
Perché ha iniziato ad appassionarsi al Titanic?
«Mi fece riflettere, e allo stesso tempo orrore, il fatto che tantissime vittime furono bambini e la maggioranza faceva parte della terza classe. Fu una vera ingiustizia sociale perché non fu rispettato il “prima le donne e bambini”. Il Titanic fu una rappresentazione della divisione sociale all’inizio del Novecento. Basti pensare che quando furono recuperate le salme, quella del più ricco aveva in tasca l’equivalente di 80mila euro mentre un passeggero della terza classe aveva qualche centesimo».
A modo suo anche Varese è coinvolta. Ci racconti.
«Si chiamava Emilio Portaluppi e arrivava da Arcisate; faceva parte dei quaranta (e forse più) italiani a bordo ed era un passeggero di seconda classe. Era già andato in America 9 anni prima e aveva fatto fortuna come scultore a Barre, nel Vermont, tanto da potersi permettere quel viaggio sul Titanic. Era reduce da una breve visita in famiglia, nonostante moglie e figlia fossero rimaste ad Arcisate, perché probabilmente aveva un’attività ben avviata. I fatti che lo videro protagonista sono noti al grande pubblico e, forse, anche quello dell’improbabile flirt che gli venne attribuito con Lady Astor (diciottenne, incinta e fresca sposa di J. J. Astor, quello dei grandi alberghi di New York, nonché l’uomo più ricco del pianeta in quel 1912, morto anche lui nel naufragio). Proprio su Portaluppi sto scrivendo una biografia».
I discendenti, come vivono e hanno vissuto la tragedia?
«Mi fa piacere raccogliere le testimonianze e il punto di vista diretto di gente italiana che ha avuto parenti a bordo. Tutti hanno la sensazione che non sia andata come la raccontano. Alcuni sono perplessi perché hanno un punto di vista legato a sensazioni date dalla conoscenza delle vittime».
Ci sono ancora enigmi da scoprire?
«Più che enigmi esiste una realtà ufficiale ma i conti non tornano, ci sono documenti negli archivi britannici che sono ancora coperti da segreti di Stato. Poi si parla della presenza della massoneria e non è da trascurare il potere economico».
Quale sarebbe il suo più grande desiderio?
«Se solo avessi la macchina del tempo... Ma non è detto che il futuro non mi riservi qualche bella sorpresa».
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