L’INCONTRO
Busto Arsizio vista da Tornatore e il ricordo di Sironi
Al Cinema Teatro Lux, il premio Oscar ha parlato anche ai giovani soffermandosi sull’Intelligenza artificiale che ha paragonato alla dinamite
Maestro, se la immaginava così Busto Arsizio quando ne parlava Alberto Sironi? Giuseppe Tornatore mentre firma autografi, libri, tesi di laurea e concede fotografie tra studenti e fan, si ferma. Si gira un istante, sorride e risponde alla Prealpina «No», per poi continuare a guadagnare l’uscita del cinema Lux di Sacconago. In pochi istanti, una battuta e in uno sguardo ha parlato di quella Busto Arsizio che in una battuta di un suo film – «mi trasferisco da Messina a Busto Arsizio» – voleva indicare un «non posto», un luogo poco conosciuto. Il maestro siciliano di Bagheria in effetti Busto Arsizio l’aveva conosciuta solo dai racconti del suo amico anche lui regista, Alberto Sironi che ieri sera – giovedì 3 aprile – ha voluto ricordare durante la lezione magistrale prima della proiezione del Camorrista.
È stato un appuntamento denso di emozioni quello di ieri per gli appassionati di pellicole che hanno riempito il cinema periferico a pochi passi dalla sede dell’Icma. Applausi. Tanti. Tantissimi. Con un pubblico in piedi al Cinema Lux per il premio Oscar Tornatore, per la prima volta a Busto Arsizio. E ora, pare che non se la dimenticherà e non sarà più quel posto anonimo che si era immaginato dai racconti di Sironi: «Da Messina a Busto Arsizio ha una storia – ha raccontato il regista –. Già col mio primo film, Il Camorrista, conobbi Lino Troisi, che mi presentò un giovane, ma più grande di me, regista che aveva fatto esperienze teatrali ma voleva fare cinema. Era il regista Alberto Sironi che è stato regista di Montalbano. Così un giorno dovevo decidere quale posto citare per dire un luogo di provincia poco conosciuto». Con una battuta è arrivato l’omaggio a quello che Tornatore ha chiamato con emozione «il mio amico». Il maestro del cinema ha condiviso il suo amore per il cinema nato da bambino: il primo film visto con il padre a 5 anni, il primo film da solo con il biglietto pagato dalla nonna, Gli Argonauti. Una pellicola epica e piena di effetti speciali. E poi quel suo primo film realizzato con un azzardo, un bluff. Ma anche con una lezione di determinazione anche di fronte agli ostacoli. Da tenere nel cuore la lezione di Tornatore: realizzare i propri sogni con determinazione e lavoro. Il lavoro nel cinema se l’è sudato fin da bambino come ragazzino di bottega nei cinema, per poi comprare le pellicole costosissime per poter girare un paio di minuti con la sua Super 8. Non solo, il sogno di andare da Bagheria a Roma (seppure fosse collaboratore Rai e avesse realizzato diversi documentari). Poi l’incontro col giornalista Giuseppe Marrazzo del Tg2: dal suo libro, il primo film, quando ancora non si sapeva niente di come funzionasse la mafia: «Non c’erano ancora stati i pentiti come Buscetta». Ma non solo racconti: anche la sua visione del mondo. «Tutto nasce da una storia che mi colpisce o una suggestione. Faccio un esempio: Stanno tutti bene nasce da un episodio. Ero già a Roma e vivevo nella periferia. Frequentavo un ristorante frequentato da camionisti e andavo sempre solo. Una sera notai che c’era altra persona che cenava in solitudine. Questa sua peculiarità mi colpì. Chiesi al cameriere: mi disse che era la prima volta che lo vedeva ma Sembra uno che viaggia. Una frase che mi colpì, aveva una valigia sotto al tavolo. Per molto tempo mi immaginai la storia dell’uomo».
Il premio Oscar ha tenuto tutti incollati alle poltroncine rosse al Cinema Teatro Lux. I presenti ricorderanno per sempre uno degli incontri più poetici e generosi della rassegna che ogni anno riesce a regalare stupore, come solo il cinema sa fare. Tra il pubblico, stasera, in prima fila, è tornato anche uno dei protagonisti di questa edizione, il cantante Mauro Ermanno Giovanardi dei La Crus che martedì sera è stato protagonista della proiezione “Jesus loves the fools” e ha regalato un concerto indimenticabile di due ore, dopo la proiezione. E, tornando alla lezione di Tornatore, sarà difficile contenere le emozioni e le tante perle che ha donato. Citazioni colte, racconti legati a determinazione, studio e impegno. Ma anche capacità di osare. E poi il passaggio dedicato ai giovani: usare il telefono che può essere una straordinaria macchina da presa, così come è affascinato dall’Intelligenza artificiale che ha paragonato alla dinamite. Che ha permesso di realizzare gallerie e allo stesso tempo è pericolosa. L’importante sono e resteranno le storie, cosa raccontare. E il cinema non morirà e non scomparirà. Anche se inventeranno capsule da ingoiare e poter vedere un film.
Folgorazioni, immaginazione ma soprattutto sogni e poesia. La capacità di creare ciò che non esiste anche di fronte a un no. «Per fare il mio primo film mi comportai come se mi avessero detto di sì. Così inizia a lavorarci. Partendo dall’attore». Un po’ pirandellianamente. Infine, Tornatore - l’uomo dei sogni che si realizzano - ha indicato la strada: sì all’intelligenza artificiale: «Non è da temere quando si ha una storia da raccontare».
Una pagina dedicata al Baff sulla Prealpina di venerdì 4 aprile, in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
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