DA SCOPRIRE
«Modello il legno per regalare meraviglie»

«Nella costruzione ci sono le conoscenze, il sudore, la sensibilità, la forza, l’attenzione, il coraggio, il tempo, la pazienza. Credo che tutto stia nel saper aggiungere più valore possibile alla minor quantità di materia prima possibile, è l’unico approccio sostenibile che conosco». Con queste parole descrive il proprio lavoro Adele Sbernini, liutaia di Cargiago di Ghiffa in provincia di Verbania. Ha scelto di intraprendere la professione dodici anni fa, dopo una laurea in Biologia molecolare, affascinata fin da piccola dalle creazioni del padre liutaio che è stato anche il suo unico maestro.
Una formazione anomala, che si accompagna a un percorso iniziato come restauratrice e orientatosi poi verso la costruzione: «Spesso i liutai fanno un percorso opposto. Per restaurare c’è bisogno di una creatività particolare, tutta spostata sul metodo. Una creatività che alla fine del lavoro svanisce, per essere buoni restauratori bisogna sapersi annullare, diventare trasparenti. Io probabilmente non sono abbastanza matura per questo, perché a un certo punto ho sentito forte una spinta, un fuoco, una necessità di dire qualcosa. Allora ho cominciato a costruire. Il periodo di restauro ha influito molto: mi ha lasciato un approccio “lento” al lavoro, ma anche tantissima esperienza». Una lentezza volta a proprio favore.
«Essendo così lenta nel costruire, ogni strumento mi accompagna per molto tempo, nasce una relazione. Ogni strumento ha un nome, perché lo sento vivo. Quando un oggetto diventa parte integrante di un linguaggio vero e proprio, si riempie di vita. E quando si genera la vita, non c’è un figlio prediletto, ognuno è a suo modo unico».
Per lei la liuteria non può prescindere da ciò che è contemporaneo. Consapevole di questa forza vitale, riserva grande cura alla propria pagina Instagram, non solo per motivi promozionali: «Quasi tutte le realtà possono essere raccontate ai social. Abbiamo un forte bisogno di umanità, mi piace raccontare come io sono perché credo che ognuno di noi, proprio per come è, è ricchezza per la società. A me piace raccontare la mia lentezza, le mie paure, le mie sfide. Mi piace dare spazio alla meraviglia».
Adele vende i propri violini in Asia, Spagna, Stati Uniti, Italia. Il lavoro non le manca, ma sa che la pandemia sta cambiando il mercato. E anzi ci tiene a fare un appello: «Se il mondo della musica non verrà sostenuto a dovere, soprattutto in Italia, sentiremo la crisi tra qualche anno. La crisi nella liuteria viene oggi sentita soprattutto di più dove c’è uno squilibrio. Il denaro spesso non è più considerato come un mezzo, ma come un fine. Allora assistiamo a strumenti assemblati con semilavorati e venduti a caro prezzo, ecco quella è una bolla destinata a scoppiare. Può essere un virus, possono essere le copie cinesi o qualsiasi altro evento, prima o poi scoppierà. Ciò che non scoppierà mai invece è la qualità, l’attenzione, l’umanità. Quando le macchine avranno ricoperto ogni mansione, rimarrà soltanto l’arte a ricordarci che siamo esseri umani».
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