VOGUING
L’arte di mettersi in posa. Plastica

Video come Vogue di Madonna o Deep in Vogue di Malcolm McLaren sono passati alla storia grazie alle loro coreografie, che esageravano le pose sfoggiate dalle modelle sui set dei servizi di moda. Questo stile di danza, ribattezzato proprio voguing, ha in realtà origini più remote: è nato a New York negli anni Settanta e da fenomeno gay di nicchia è poi esploso, prescindendo da qualsiasi orientamento sessuale.
«Strike a pose» sussurrava Veronica Ciccone nel 1990 in una hit che rappresenta il primo e unico collegamento con uno stile di danza che ha origini molto meno patinate. Ai tempi, nelle carceri era proibito sfogliare riviste quali Playboy o Penthouse: per vedere qualche forma femminile si ripiegava sulle riviste di moda, come Vogue. I detenuti, soprattutto quelli omosessuali, per divertimento avevano cominciato a emulare le pose delle foto, drammatizzandole a ritmo di musica.
E dalle prigioni di New York al resto del mondo il passo è stato breve. Dalle ballroom della Grande Mela il voguing si è diffuso a Parigi, Stoccolma, Londra e addirittura a Mosca, come l’emblema della protesta contro le leggi anti-gay del governo.
I partecipanti alle “battle” si sfidavano in accese gare imitando le pose delle modelle di Vogue con il «freeze frame» (fermo immagine) o mosse che riproducevano l’atto di truccarsi o acconciarsi i capelli. Una battaglia vera e propria tra famiglie, che vedeva imporsi chi riusciva a “umiliare” meglio l’avversario. Le “houses” hanno poi dei sottogeneri dai nomi suggestivi come Pop-dip-n-spin o Virgin runaway. Ciascuno prevede vere e proprie gare scandite dalla vogue house. Ogni area, inoltre, è supervisionata da una figura di riferimento, “father” o “mother” mentre i “children” - i ballerini -, si sfidano a passi di danza. Il legame con il mondo della moda è forte: per competere in alcune categorie bisogna indossare abiti haute couture che spesso sono gli stessi stilisti a fornire.
Con il tempo lo stile del voguing è cambiato, si è fatto più fluido e armonioso e a quasi 40 anni dalla sua nascita, sta ora tornando sulla cresta dell’onda. Le scuole di ballo di tutto il mondo oggi lo insegnano alle nuove generazioni con diverse declinazioni che possono includere movimenti di arti marziali, passi presi in prestito dalla danza classica o moderna o una sorta di stretching contorsionista: si disegnano linee geometriche con le braccia e in modo veloce, a ritmo di musica bisogna mostrare flessibilità e adottare pose virtuose. Le parti più sollecitate sono cosce e glutei. Il corpo si modella, diventa tonico e forte e al tempo stesso aggraziato. E allora... “Come on, vogue, let your body move to the music”.
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