LADRI DI ENERGIA
Allaccio abusivo per rubare elettricità: imprenditori condannati
Albizzate, coniugi riconosciuti colpevoli anche in Appello
Ladri di corrente. Stavolta però a rubare l’energia elettrica non è stato un inquilino o un condomino moroso, bensì una piccola impresa di Albizzate. Ieri mattina, martedì 3 febbraio, la quarta Corte d’Appello di Milano ha confermato la sentenza di condanna pronunciata dal Tribunale di Busto Arsizio a sei mesi di reclusione per furto aggravato a carico di due coniugi quarantottenni: legale rappresentante della società la donna e gestore di fatto l’uomo. Ma se è alla prima è stata concessa la sospensione condizionale della pena, lo stesso non è successo al secondo, gravato da diversi precedenti.
Il quantitativo
A leggere il capo d’imputazione si sarebbe trattato di furto considerevole quello commesso nell’ormai lontano 2017. Qualcosa di più di 44mila kilowatt. Al prezzo di mercato, stiamo parlando di qualcosa come 7mila euro. Anche se poi il quantitativo di corrente elettrica non pagato sarebbe stato inferiore: secondo la difesa, ci sarebbe stato un errore di battitura nel verbale di denuncia. In realtà, il furto non sarebbe stato superiore ai 22mila kilowatt. Sempre a leggere l’ipotesi di reato, gli imputati, la cui ditta ha nel frattempo cessato l’attività, dopo aver prima manomesso la cassetta del contatore intestato alla società che aveva affittato loro il capannone e poi rimosso il sigillo, avrebbero inserito un cavo, creando in questo modo un allaccio abusivo e, va da sé, un danno evidente all’Enel.
Il periodo
Il furto di energia elettrica, in seguito scoperto dai carabinieri della locale stazione che, unitamente al personale del Servizio elettrico nazionale, avevano eseguito una ispezione, si sarebbe protratto per quasi sette mesi. In questo periodo l’azienda aveva ricevuto lo sfratto, ma nonostante l’invito a lasciare la sede, aveva continuato a restare in loco. E naturalmente anche a consumare la corrente. Senza sborsare un euro.
La querela
Per la cronaca: nemmeno il pagamento di un doppio bonifico, per un totale di 3mila euro, incassato da Enel tra il primo e secondo grado di giudizio del processo, ha modificato il destino giudiziario della coppia. Tuttavia, il procedimento potrebbe non concludersi in appello e potrebbe esserci un’appendice in Cassazione. Anche perché la questione è controversa.
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