L’INTERVISTA
La versione di Barbolini. Capisco Van Avermaet, Metwally non è pronta
Il coach dell’Uyba analizza il momento-no e spiega le scelte. «Ci mancano i risultati, ma guardo le prestazioni. Booth? Sono curioso»
Metterci la faccia dopo cinque sconfitte consecutive, l’uscita dalla Coppa Italia e dalla zona playoff e l’addio a sorpresa della capitana della squadra non è facile. Ma Enrico Barbolini non si sottrae e spiega il momento complicato dell’Uyba.
Che fotografia farebbe oggi della squadra: a che punto è il percorso in questa fase della stagione?
«Sono convinto che, al netto dei risultati, stiamo giocando comunque una buona pallavolo lo abbiamo dimostrato sia contro Chieri che con Vallefoglia. Andiamo avanti su questa strada cercando sempre di fare dei passettini in avanti tenendo conto che non tutte le giocatrici hanno l’esperienza per poter gestire sempre bene le situazioni che ci capitano. Però sono estremamente soddisfatto del percorso che stiamo facendo».
I risultati recenti raccontano alti e bassi: è più una questione tecnica, mentale o di continuità?
«È una questione complessiva. Sicuramente la crescita tecnica potrebbe limitare un po’ gli alti e bassi, ma allo stesso tempo l’aspetto mentale non può essere sempre al top se non supportato dal piano tecnico. È difficile dare una percentuale differente, le due cose si intrecciano e necessariamente convivono».
Quanto ha inciso il calendario e quanto invece la crescita (o le difficoltà) del gruppo?
«Sapevamo di avere un calendario tosto e condensato. Sicuramente una distribuzione più spalmata ci avrebbe permesso anche di valutare e gestire meglio anche l’aspetto fisico che è la terza componente, oltre a quelle già citate. Un calendario di questo tipo ha sempre una duplice visione: non permetterti di leccarti troppo le ferite quando le cose non vanno bene, ma allo stesso tempo subito la possibilità o di confermare quanto di buono fatto di recente o di migliorare immediatamente quello che non è andato nel verso giusto».
C’è un aspetto del gioco che la soddisfa particolarmente e uno su cui state lavorando di più?
«Mi soddisfa la determinazione e l’attaccamento che abbiamo alle varie situazioni di gioco. La tenacia in questo momento non ci manca nei momenti di calo. Stiamo lavorando su quelle cose che ci danno la possibilità di creare più opportunità di fare punti. Le cose che alle volte sono un po’ più nascoste e apparentemente semplici devono essere fatte necessariamente bene perché la sufficienza non è abbastanza».
In momenti come questo, reduci da cinque sconfitte, qual è la priorità di un allenatore: correggere o dare fiducia?
«Cerchiamo di allenarci al meglio in modo da arrivare nella miglior condizione alle partite. Non ci sono correttivi importanti da apportare. Veniamo da una serie di sconfitte, maturate però attraverso prestazioni che evidenziano il fatto che abbiamo combattuto fino alla fine. Chiaro che in uno sport come il nostro la differenza tra vincere e perdere un set molte volte è impalpabile. Guardo più la prestazione che il risultato quindi dobbiamo proseguire su questa strada».
La cessione di Van Avermaet ha sorpreso: quando è maturata la decisione e quali valutazioni l’hanno guidata?
«Non posso dare una risposta perché si tratta di una scelta personale dell’atleta».
Lasciarla andare è stata una scelta più tecnica, societaria o legata alle dinamiche di spogliatoio?
«Credo che sia una dinamica che fa parte dello sport. Credo che l’opportunità per lei potesse essere ghiotta almeno per le prospettive di breve termine. Sono estremamente riconoscente a Silke per quanto fatto e posso in parte capire la scelta. Mi dispiace molto ma è parte del gioco e quindi la cosa non mi stupisce a livello generale. Chiaro che questo provoca delle ripercussioni sulla squadra».
Dal punto di vista umano, quanto è complesso gestire un addio a stagione in corso?
«Non credo che la gestione e la complessità siano tanto differenti da quelle di tante altre situazioni che possono accadere, come ad esempio un infortunio, e lo sappiamo bene, o un calo di prestazione. Chiaro che si trattava di un’atleta importante per noi, ma senza fasciarmi la testa proverò a fare la cosa migliore possibile per il gruppo».
Cosa ci racconta di Carter Booth che arriverà a giorni?
«Ho visto qualcosa di lei. È un’atleta con caratteristiche fisiche importanti però sappiamo tutti le difficoltà del campionato italiano e che si dovrà inserire al meglio non tanto nella squadra in cui non credo ci sia nessun tipo di problema. Sotto il profilo personale e umano avrà bisogno di un minimo di tempo per capire il nuovo modo in cui verrà catapultata. Sicuramente c’è la sua massima disponibilità a mettersi in discussione e fare passi in avanti. Siamo sia curiosi che ottimisti che darà il suo contributo».
Metwally finora ha trovato poco spazio: si tratta di una scelta legata al suo percorso di inserimento o a valutazioni puramente tecniche?
«Mi dispiace perché è un’atleta che ha una grandissima disponibilità. È il mio compito fare delle scelte e per adesso siamo andati in questa direzione. Sicuramente paga un po’ l’adattamento al nostro livello tattico, tecnico, fisico e di calendario. È partita con un gap da colmare, sicuramente ha lavorato bene sino a ora. Le opportunità arriveranno, io penso che sia una giocatrice importante per noi per quello che fa tutti i giorni in palestra. Soprattutto quando non hai un livello così alto come le big da poter fare un turnover vero e proprio. Questo un po’ l’ha penalizzata».
Quanto conta per lei il lavoro settimanale rispetto alla resa in partita nel decidere le rotazioni?
«Penso che tutti noi valutiamo il lavoro dell’intera settimana e le scelte ne sono una conseguenza. Chiaro poi che la partita non è mai con l’allenamento e anche quella risposta pesa un pochino sulle scelte della settimana successiva. Sono abituato ad allenare le ragazze più o meno in egual modo e la crescita deve essere di tutte e non finalizzata alle sole sei in campo. Sappiamo benissimo che in una squadra come la nostra servono tutte le atlete e ho il piacere e dovere di fare in modo che tutte siano pronte a prescindere da quando e per quanto tempo chiamate in causa».
C’è un aspetto specifico del gioco di Metwally su cui state lavorando per vederla più spesso in campo?
«Stiamo lavorando maggiormente sull’aspetto fisico e nel cercare di farla adattare a un livello più alto di pallavolo sul piano non solo degli interpreti, ma anche dei sistemi di allenamento e di gioco. Ha fatto già enormi passi avanti, ma c’è ancora tanta strada da fare. Non c’è un aspetto tecnico particolare ma un complesso di fattori da considerare».
Come si mantiene motivata una giocatrice che gioca meno, soprattutto in una stagione così intensa?
«Cerco di dare le giuste e doverose attenzioni nel corso della settimana. Chiaro poi che ogni atleta ha le sue caratteristiche. È un discorso molto mirato sulle singole, ma cerco comunque di fare il meglio possibile sulla base proprio delle peculiarità delle singole».
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