SUL PALCOSCENICO
Benvenuti nell’Asta dei Pensieri
L’attore e drammaturgo all’Elfo Puccini con i suoi «Dunque» per riscoprire il valore dell’unione
«Arrivano i Dunque (avannotti, sole blu e la storia della giovane saracinesca)», perché i tempi sono colmi e, come si chiede Alessandro Bergonzoni nella Sala Shakespeare del Teatro Elfo Puccini di Milano dal 26 al 31 maggio, «Manca poco? Tanto è inutile? Non per niente tutto chiede!». Di e con Alessandro Bergonzoni, che ne cura anche le scene e, con Riccardo Rodolfi, la regia, lo spettacolo, che proprio all’Elfo Puccini ha debuttato nel novembre 2024, torna al teatro milanese di corso Buenos Aires, portando con sé un ,luogo scenico multifunzionale dove l’attore, drammaturgo, scrittore prosegue la sua ricerca artistica. E lo fa in quei territorio che in questi anni lo hanno visto e lo vedono partecipare in maniera attiva e diretta ad avvenimenti artistici e sociali. Con la cifra di quella particolare scrittura comica che lo caratterizza e che in questo lavoro porta in un’altra delle sue invenzioni da “funambolo delle parole” e non solo: la “Crealtà”, il tentativo di ricreare una realtà che non solo possiamo, ma dobbiamo reinventare ogni giorno, per cercare un futuro di pace, accogliente, che ci apra a nuovi significati. «Un’asta dei pensieri dove cerco il miglior (s)offerente per mettere all’incanto il verso delle cose: magari d’uccello o di poeta»: così scrive Bergonzoni a proposito di questo spettacolo. Un gioco immaginifico, dove la potenza creativa è plasmata con immagini rese dalle parole e dal loro uso, dalla loro trasformazione, dalla loro unione che va a formare visioni del reale concrete e che sempre ci mostrano come in una realtà che fa dell’egoismo, dell’ingiustizia, anche della violenza i suoi passi si deve andare a cercare e a trovare, o ritrovare, la possibile unione con gli altri, la «congiungivite», come la definisce Bergonzoni stesso. Quel modo di annullare le distanze che si creano, e di farlo anche con la forza di una comicità che è poesia, e che proprio in questo ha una forza disarmante che va a indurre lo spettatore a riscoprire l’importanza della parola, o meglio, delle parole e del loro utilizzo, della loro unione, della loro potenza espressiva e creativa. Un universo che appare quasi onirico, visionario, quello di Bergonzoni, ma che in realtà sa analizzare in maniera diretta e senza inutili orpelli la contemporaneità, portando a interrogarci su che cosa ci impedisce di fermarci a riflettere su che cosa è etico nel suo significato profondo di rispetto per gli altri e l’ambiente, di condivisione di ideali che non siano improntati invece all’egoismo.
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