L’ULTIMO ABBRACCIO
L’addio a Bossi e l’eredità varesina
I funerali a Pontida: il ruolo centrale dell’ex delfino Reguzzoni, le camicie verdi, la vicinanza dei “varesini”.
C’è un’immagine che dà il senso della Lega e dell’eredità di Umberto Bossi. E unisce Varese a Busto Arsizio in un arco geografico del popolo del Carroccio. Una comunità che domenica 22 marzo, in occasione dei funerali di Umberto Bossi, ha dimostrato di essere più forte che mai, quella del “Mai mulà”, non mollare mai. Questa immagine è data da tre persone: Giancarlo Giorgetti, Marco Reguzzoni (genero dell’ex ministro Francesco Speroni, ora in Forza Italia) e Paola Reguzzoni, assessore ai Servizi sociali a Busto Arsizio in quota Lega. I tre in mezzo al sagrato dell’abbazia di San Giacomo a Pontida. Paola si defila, molto provata e sofferente. Restano il ministro e l’(ex) delfino Marco, tirato. Va avanti e indietro, fa da spalla a Giorgetti su molti fronti.
Il partito
Le celebrazioni del funerale di Bossi sono state targate “Nord”. Non si sono viste delegazioni né dal Sud né dal Centro Italia che nella Pontida 2025 erano presenti, con arrivi da Calabria e Sardegna (solo per citarne alcune). Ieri no: dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia, passando dal Veneto. Non solo, è stato un funerale ad altissimo tasso di varesinità, intesa come provincia di Varese, molto presente grazie ai pullman organizzati ma pure ai tantissimi arrivati con mezzi propri. Mentre del generale Roberto Vannacci e dei “Vannacciani” con il “Make Pontida Great Again” neppure l’ombra (a Pontida 2025 avevano spopolato le T-shirt di Charlie Kirk). Ieri ci hanno pensato i leghisti della prima ora che hanno tirato fuori l’antico orgoglio.
Il ritorno alle origini
Nel partito ci sono state diverse stagioni e il funerale di Bossi è stato il momento di guardarsi in faccia. Abbracciandosi e piangendo composti, anche tra i molti fuoriusciti tornati a Pontida. «Quando ci si guardava negli occhi ci sono scese le lacrime», ha raccontato Simona Vittoriana Cassarà, vicesindaca di Solbiate Olona in Lega da quasi 40 anni. Nella geografia del Carroccio, la presenza di Marco Reguzzoni, legatissimo a Umberto Bossi e famiglia (tanto che il Senatùr per le europee diede mandato di sostenerlo) potrebbe scombinare i piani futuri, anche se un ritorno al momento sembra impossibile. Mentre non sono passati inosservati l’europarlamentare Isabella Tovaglieri e l’ex consigliere regionale ed ex sindaco di Sesto Calende Marco Colombo, sempre in prima linea. Tra gli altri bustocchi, Manuela Maffioli ha tenuto un profilo basso ma deciso: fa parte della Lega fin da giovanissima, non aveva ancora 18 anni. Di elevato valore simbolico la posizione nel corteo di Tovaglieri e Andrea Cassani, sindaco di Gallarate e segretario provinciale della Lega: i due hanno portato la grande bandiera del Sole delle Alpi che ha aperto il corteo funebre di accompagnamento. Primi Cassani e Tovaglieri davanti al carro funebre, dopo la famiglia, primo Giancarlo Giorgetti. C’è poi chi ha scelto di esserci ma stando in disparte come l’ex ministro dell’Istruzione Marco Bussetti e l’ex assessore regionale alla sanità Luciano Bresciani, presenti ma tra la folla.
Il segno distintivo
Hanno tirato fuori le camicie verdi e le maglie a tema. Se Giorgetti ha tenuto il suo aplomb da ministro e ha indossato la cravatta verde smeraldo, Marco Reguzzoni ha optato per una camicia verde pastello come quelle che spesso indossava Umberto Bossi. I militanti storici, segretari locali e amministratori, hanno rispolverato vecchie maglie, quelle dei tempi delle ronde padane. Perché quel “verde Lega” è tornato. Come ha rimarcato l’ex ministro Roberto Castelli che è rimasto ai margini ma ha chiacchierato parecchio con i giornalisti: «A un certo punto, il verde in via Bellerio era assolutamente vietato», ha chiosato riferendosi al diktat che impose Salvini.
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