VIOLENZA
Fuoco e aggressioni: rivolta in carcere a Busto Arsizio
Detenuti magrebini scatenano il caos. Sei ore per ristabilire l’ordine. Il sindacato: «Situazione esplosiva»
Lunghi momenti di tensione nel carcere di via per Cassano a Busto Arsizio: alcuni detenuti magrebini hanno minacciato gli agenti e fatto scattare una mezza rivolta. Degli arredi sono stati danneggiati e incendiati e poi i più esagitati hanno provato ad aggredire il personale di sicurezza. Ne ha dato notizia il sindacato di polizia penitenziaria Sappe precisando che il grave episodio è avvenuto sabato 14 febbraio, denunciando una «situazione ormai esplosiva» e il rischio che la Casa circondariale diventi «un centro di smistamento per detenuti ingestibili».
L’ALLAGAMENTO E L’INCENDIO
Secondo quanto riferito dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, i detenuti hanno allagato l’intero reparto, devastato arredi e suppellettili e scagliato contro il personale pezzi di legno, caffettiere e parti di termosifoni divelti. Il materiale accumulato nel corridoio è poi stato dato alle fiamme generando una densa nube di fumo che ha reso estremamente complesse le operazioni. «Sono state necessarie oltre sei ore per ristabilire l’ordine e la sicurezza all’interno dell’istituto - dichiara Alfonso Greco, segretario nazionale per la Lombardia - determinante è stato l’intervento di tutto il personale disponibile, compresi gli operatori liberi dal servizio, che hanno fornito immediato supporto ai colleghi impegnati nella gestione dell’emergenza».
«È SOLO LA PUNTA DELL’ICEBERG»
«I gravi disordini successi il 14 febbraio nel carcere di Busto Arsizio, con arredi distrutti e dati alle fiamme e sei ore di scontri con la polizia penitenziaria, non sono che la punta dell’iceberg di quanto si trascina da mesi in questa struttura. La situazione locale non è del resto diversa da quanto succede in molte altre carceri italiane, cioè: sovraffollamento, carenza di organico delle guardie carcerarie ecc., nonché utilizzo del carcere bustese quale valvola di sfogo per le strutture di Milano e hinterland – scrive in una nota Azione Varese –. Certamente il problema non è risolvibile a livello locale ma, come più volte sostenuto anche da parte di Azione, occorre intervenire in maniera diretta e generale per affrontare l’annoso problema del sovraffollamento carcerario. Ridurre le inutili carcerazioni per i reati minori sostituendole con pene alternative, migliorare le condizioni di vita di detenuti e polizia carceraria, aumentare gli organici della stessa. Occorre poi risolvere il problema dei detenuti stranieri, spesso arrestati per reati compiuti nel nostro Paese senza che avessero regolare permesso di soggiorno. Al di là, quindi, della situazione del carcere di Busto Arsizio, il problema non può che essere di dimensione nazionale».
«I fatti di Busto Arsizio dimostrano che non è più tempo di rinvii aggiunge il vicecapogruppo di Azione alla Camera e segretario regionale, Fabrizio Benzoni –: il sovraffollamento si combatte con scelte coraggiose, non con misure tampone. Le pene alternative per i reati minori devono diventare la regola, non l’eccezione, perché punire non significa solo rinchiudere ma anche responsabilizzare. Investire seriamente su lavoro, formazione e reinserimento dei detenuti è l’unico modo per ridurre davvero la recidiva, aumentare la sicurezza dei cittadini e restituire efficacia e dignità all’intero sistema penitenziario».
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