LA STORIA
Clochard filosofo sotto i portici di Busto Arsizio
In via Milano. «Qua c’è sempre gente buona»
Ha cinquant’anni, viene da Ravenna, è laureato in filosofia alla Sapienza. Gira da molto tempo. Il suo equipaggiamento consiste in tre borsoni: due buste di plastica robusta e una sacca della Nike, e per dormire alterna con due sacchi a pelo. Di solito pernotta ad Arona, in stazione.
A volte, però, fa visita a Busto Arsizio. Due giorni fa, all’Epifania, in un pomeriggio sotto zero, lo hanno visto in tanti sotto i portici di via Milano. E in tanti hanno voluto aiutarlo. «Qua a Busto c’è sempre gente buona», sostiene: «Per questo vengo qui, quando posso». Ha appena finito di parlare, quando un gruppo di ragazzini, 14 anni al massimo, gli porge qualche moneta. Lui fa per rifiutare, sorpreso: «Ma voi siete ragazzi», replica all’offerta. Loro però gli sorridono, insistono gentilmente: «Questi non ci servono». Alla fine cede.
I soldi, spiega, gli servono più che altro per spostarsi: «Il cibo si trova sempre. Il problema sono i mezzi». Sulla sua vita passata, su come è finito per strada non vuole raccontare molto. Qualcuno gli compra del cibo, lui accetta con un po’ di rammarico: «Sarebbe bello poterlo mangiare subito, ora che è caldo. Ma ho pranzato poche ore fa, dovrò tenerlo per stasera».
Per molti, in ogni caso, l’incontro col filosofo di via Milano è stato l’occasione di porsi una domanda: chi si occupa dei senza fissa dimora, a Busto Arsizio? Paola Reguzzoni, assessore ai Servizi sociali, sottolinea che in città l’assistenza ai bisognosi non si è mai fermata, nemmeno durante le festività: «Anche la sera di Natale è stata distribuita la cena presso il nostro dormitorio», vicino alla stazione delle Ferrovie dello Stato. Grazie a una rete di oltre dieci associazioni e circa 150 volontari – tra cui Sos Stazione, Caritas, Croce Rossa e frati – la città riesce a offrire soluzioni 365 giorni l’anno. Tra chi vive per strada, però, molti non accettano il regolamento del dormitorio, che impone orari precisi e il divieto di consumare alcol e droghe.
Busto sarebbe inoltre diventata «un riferimento» per la zona di Malpensa: «La recente politica che ha chiuso le porte dell’aeroporto in previsione delle Olimpiadi 2026 e per sicurezza – spiega Reguzzoni – fa sì che molti tornino qui la sera, perché siamo la città più grossa e vicina». L’assessore ricorda che il Comune ha vinto un bando del Pnrr da oltre un milione di euro. I fondi serviranno a costruire entro la fine del 2026 una stazione di posta: una struttura che permetterà di assegnare ai senza fissa dimora una residenza fittizia, passaggio burocratico fondamentale per non perdere il diritto al medico di base e agli aiuti statali.
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