IL DIALOGO
Busto, il rimpasto senza fratture e la vittoria di Antonelli
Niente spaccatura da parte della Lega: non conviene a nessuno
Nell’immediato ha vinto Emanuele Antonelli. La Lega per ora abbozza, auspicando di riscuotere il proprio credito più avanti. E alla lunga, il rimpasto di Busto Arsizio può ripercuotersi sulla scelta del candidato sindaco di Gallarate: un (anzi una) leghista nella Manchester d’Italia, un meloniano nella città dei due galli. Questo lo scenario. Ma andiamo con ordine.
La linea morbida
Il direttivo della Lega riunitosi martedì nella sezione di via Culin – presente il segretario provinciale Andrea Cassani – non ha prodotti sconquassi. Chi si aspettava una presa di posizione muscolare del Carroccio, una reazione d’impulso e d’orgoglio dopo l’improvvisa defenestrazione di Alessandro Albani dalla giunta è rimasto deluso. Ha prevalso la linea morbida, quella della permanenza in maggioranza, senza strappi e senza nemmeno rivendicazioni particolari, salvo quella di un tavolo di confronto da avviare nelle prossime settimane. «Con senso di responsabilità nei confronti dei nostri elettori e dei cittadini, la sezione della Lega di Busto chiede un confronto politico con i partiti alleati della coalizione per analizzare la situazione attuale e condividere le prospettive future della coalizione di centrodestra» così recita la nota diramata dal Carroccio al termine del vertice (parole definite “andreottiane” da uno dei presenti). D’altra parte, rompere in questo momento – scegliendo di ritirare gli altri due assessori leghisti (Manuela Maffioli e Paola Reguzzoni) – sarebbe stato temerario se non controproducente, considerando che stanno per iniziare i mesi delle inaugurazioni e dei tagli dei nastri delle tante opere Pnrr avviate in città. Uscire dalla maggioranza sul più bello, rischiando di pagare un pesante dazio in vista delle prossime candidature a sindaco, non è stato ritenuto conveniente dalla Lega, probabilmente con buone ragioni. Proprio l’appuntamento elettorale della primavera 2027 può essere la chiave di volta della scelta attendista del Carroccio. Che ora si aspetta di essere ripagato dagli alleati con il diritto di indicare il prossimo candidato sindaco del centrodestra a Busto Arsizio.
I nomi non mancano
I nomi non mancano, a cominciare dall’assessore alla cultura Manuela Maffioli, fresca di ingresso in Parlamento dopo la scomparsa di Umberto Bossi e la rinuncia di Matteo Bianchi. Il lavoro di Maffioli in ambito culturale è stato apprezzato dal sindaco Antonelli, che non ha spinto per chiederle di rinunciare all’assessorato nonostante i sopraggiunti impegni a Montecitorio. E proprio l’incarico in Parlamento rafforza l’autorevolezza e il prestigio di un’eventuale candidatura della delegata alla cultura e identità. È evidente che se Busto toccasse alla Lega, spetterebbe a Fratelli d’Italia indicare l’aspirante sindaco di Gallarate. Frustrando così i desiderata del sindaco Andrea Cassani, che vede nell’assessore leghista Claudia Mazzetti il proprio successore ideale. Con Maffioli candidata a Busto, la corsa per Palazzo Borghi vedrebbe protagonista il meloniano Marco Colombo, attuale presidente del consiglio comunale. Ecco perché l’operazione imbastita dal sindaco Antonelli – e nella sostanza accettata dalla Lega senza particolari reazioni – potrebbe finire per estendere i propri effetti sulla scelta dei candidati sindaci nei due principali comuni del sud della provincia.
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