IN TRIBUNALE
Carta d’identità falsa per ottenere il mutuo
Il direttore della banca avvisa la Polizia: arrestato 55enne. E’ accaduto a Luino. Dopo la convalida l’uomo, che ha numerosi precedenti, è stato scarcerato
Si è presentato in banca per chiedere un mutuo ipotecario e tra i documenti richiesti ha inserito la carta d’identità elettronica (Cie). Ma il direttore dell’istituto di credito si è insospettito perché la persona nella foto non gli sembrava la stessa che aveva di fronte in carne e ossa, e quindi ha avvisato la polizia. Gli agenti hanno così accertato che il documento era fasullo e martedì pomeriggio – 10 marzo – hanno arrestato il suo possessore, che dopo una notte in cella e la convalida dell’arresto è tornato in libertà in attesa del processo per direttissima, rinviato a metà aprile.
QUELLA FOTOGRAFIA SOSPETTA
All’uomo, un pluripregiudicato di 55 anni senza fissa dimora (che ha però dichiarato di essere ospite di un cugino a Gavirate), vengono contestati i reati di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi e di sostituzione di persona. Decisivo per incastrarlo è stato l’intuito del funzionario della filiale Bper Banca di Luino, alla quale il 55enne si era rivolto – accompagnato da un sedicente intermediario che ha mostrato dei certificati catastali dell’immobile – per ottenere un finanziamento di circa 110.000 euro finalizzato ad acquistare una casa. Quella carta d’identità, rilasciata dal Comune di Varese a tale Roberto C. (nato nel 1973), non ha però convinto il bancario, il quale ha avvisato gli uffici della polizia di frontiera di Luino che hanno fatto subito una verifica all’Anagrafe della Città Giardino, riscontrando una difformità tra il numero e la data di rilascio del documento e l’effettivo titolare. Al successivo appuntamento all’istituto di credito, quindi, si sono presentati anche gli investigatori. Hanno preso la Cie e l’hanno passata sotto la lampada UV: nessuna reazione ai raggi ultravioletti, la conferma che quella Cie era falsa. Il suo numero corrisponde infatti a una persona residente in provincia di Salerno. Le impronte digitali hanno infine rivelato che il sedicente Roberto C. era, in realtà, Massimiliano C., nato nel 1971, con una sfilza di precedenti per gli stessi reati.
«ME L’HA DATA MIO FRATELLO»
«Lo ammetto, ho fatto una cavolata», ha ammesso nell’interrogatorio con il giudice del Tribunale di Varese Alessandro Chionna. «Roberto è mio fratello che vive alle Canarie, quella carta me l’ha data lui due mesi fa per aiutarmi ad avere un mutuo che altrimenti, non avendo io un lavoro fisso, non mi avrebbero mai concesso». Una versione che non ha convinto né il pubblico ministero – che ha chiesto la convalida, senza però alcuna misura cautelare – né lo stesso giudice. Che alla fine ha ratificato l’arresto e, alla luce della richiesta dell’accusa, non ha potuto far altro che rimettere in libertà l’indagato, che appena uscito ha trovato gli amici ad attenderlo sulla piazza.
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