GIUDICE DI PACE
«Ha diffamato il coach»: nei guai papà del cestista
«Violenze psicologiche su mio figlio». Markovski chiede i danni
Dal parquet alle aule giudiziarie. Volti noti del basket varesino, e non solo, hanno sfilato ieri davanti al giudice di pace Valentina Di Maro: negli uffici di viale Milano è infatti in corso il processo a carico del padre di un ex giovanissimo atleta della Varese Academy, imputato di diffamazione ai danni di Zare Markovski, ex cestista macedone e allenatore di fama internazionale, per una stagione alla guida della Prima squadra in C Gold e dell’Under 19 della società di patron Gianfranco Ponti. Il motivo? Con una serie di mail ai vertici della società, oltre che ai “rivali” della Pallacanestro Varese, lo avrebbe accusato di «violenze fisiche, verbali e psicologiche, anche con rilevanza penale», nei confronti del figlio.
Big del basket in aula
Il primo a sedersi al posto dei testimoni è stato Massimo Ferraiuolo, dal 2010 team manager della Pallacanestro Varese, il quale ha ricordato come nell’autunno del 2022 l’imputato (di cui non riportiamo il nome per non rendere identificabile il figlio, all’epoca dei fatti ancora minorenne) si fosse lamentato di «fatti discriminatori» da parte del coach. «Sapevo che c’erano dei problemi perché il ragazzo (il cui cartellino era di proprietà di Pallacanestro Varese, ma in prestito alla Academy, ndr) non aveva lo spazio che la famiglia riteneva meritasse. E quindi i suoi genitori chiesero se noi potessimo riprenderlo, almeno per gli allenamenti». Serviva però un nullaosta. Da qui un lungo tira e molla, fatto di mail (ben 17) e incontri, tanto che il caso arrivò anche alla Procura federale «ed ebbe grande risonanza nell’ambiente del basket».
Buffetti e atti goliardici
Tra le presunte violenze psicologiche, anche quell’episodio in cui il giovane sarebbe stato invitato a «prendersi a schiaffi davanti ai compagni» per chiedere scusa di un comportamento precedente. Un «atteggiamento lontano da ogni principio sportivo, che sta penalizzando un ragazzo che ha avuto il coraggio di denunciare fatti gravi avvenuti durante gli allenamenti», si legge nelle mail ritenute diffamatorie da Markovski che (parte civile con l’avvocato Massimo Lana) ha sempre respinto le accuse. Nei confronti del coach è stato aperto anche un procedimento penale, poi archiviato. Fabio Colombo, ad della società, ha parlato di «insulti continui verso Zare, un accanimento fuori da ogni logica perché il figlio non giocava o giocava poco. Ma questo perché c’erano altri più forti. Gli dissi “vi diamo il nullaosta, basta che la finite”». E i presunti schiaffi? «Mi parlarono di un “buffetto”. Sì, è vero, io parlai di “atteggiamento goliardico”, che fa parte di un percorso di crescita che per quelli della nostra generazione era normale, ma che evidentemente i ragazzi di oggi ritengono grave, insopportabile».
L’imputato - che è difeso dall’avvocato Andrea Toppi e parlerà nella prossima udienza, a ottobre - sostiene di essere intervenuto per difendere il figlio a fronte di fatti da lui giudicati gravi. E che quindi - evidenzia il suo legale - quelle mail erano finalizzate a ottenere lo svincolo del tesseramento, che sarebbe stato ritardato per ripicca.
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