MUSICA
Concerto tributo a Bertossi con un mito del clarinetto
Paolo Tomelleri suonerà in Sala Montanari in occasione del terzo anniversario della scomparsa del padre del jazz varesino
Renato Bertossi ha fatto tanto per il Jazz italiano, grazie all’attività del mitico Splasc(H) di Induno Olona e a quella dell’etichetta di cui è stato co-fondatore, la Splasc(H) Records. In anni più recenti ha continuato a creare fermento musicale sul territorio con il 67 Jazz Club, un’avventura che ha condiviso con alcuni amici. In occasione del terzo anniversario della sua scomparsa, proprio il 67 Jazz Club lo ricorda in musica, come da tradizione. Lo fa con il “Renato Jazz Concert” che si terrà alla Sala Montanari di Varese oggi pomeriggio, domenica 15 marzo, alle ore 17: un grande concerto nel quale saranno protagonisti la Simply Bop Big Band (diretta da Mauro Brunini e presieduta da Franco Orlando) e un ospite d’eccezione, il clarinettista Paolo Tomelleri, autentico mito del jazz nazionale, a cui si affiancheranno anche i cantanti Claudio Borroni e Alice Tosetto. Dopo le due jam session degli anni precedenti, il club di jazzofili varesini quest’anno punta sulla formula del concerto, in cui verrà eseguito un repertorio classico di standard come “On the Sunny Side of the Street” e “Moonlight serenade” oltre a brani di Miles Davies e altri artisti. In occasione del suo passaggio varesino, Paolo Tomelleri – che dalla fine degli anni ‘50 ha suonato con artisti quali Enzo Jannacci, Giorgio Gaber e Luigi Tenco ed è stato leader di importanti progetti musicali – ha condiviso con La Prealpina la sua visione musicale e alcuni ricordi.
Paolo, il Jazz come si è fatto strada nella sua vita?
«Da ragazzo ho frequentato il liceo classico, poi mi sono iscritto a Medicina. In più, la mia famiglia aveva una ditta. Avrei potuto prendere una di quelle strade, però suonare Jazz mi divertiva molto di più, allora ho abbandonato tutto e ho scelto la musica. Alla fine la vita mi ha dato ragione».
In quale tipo di jazz si riconosce di più?
«Nel jazz classico, sicuramente».
Lei ha suonato tanto con grandi artisti come Enzo Jannacci e Giorgio Gaber. Com’è stato collaborare con loro?
«Ho avuto la fortuna di vivere in quel tempo e conoscere quelle persone. Per noi suonare insieme era un divertimento. Certo, lo facevamo a livello professionale, ma per un buon 50% era piacere puro».
Lei ha un rapporto speciale con le Big Band…
«Oltre a insegnare, negli ultimi trent’anni ho suonato molto con le Big Band. Ne avevo una mia che si è sciolta con il Covid e spesso sono ospite di queste formazioni«.
Lei ha conosciuto Renato Bertossi?
«Sì, era molto simpatico. Negli anni ’90 anch’io ho suonato allo Splasc(H) con un mio quintetto».
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