LA PERFORMANCE
Coro JPC, la musica che sfida il tumore al seno
Al teatro Condominio il concerto dedicato alle donne che lottano contro la malattia e all’impegno di medici e volontari
Scendono dal palco le istituzioni e tocca alle donne operate al seno salire: le volontarie di Caos si abbracciano, sfoggiano le magliette rosa con la scritta “Non mollo” stampata sulla schiena, alzano ciascuna una rosa. Poi è il momento di chi ogni giorno lavora nel reparto di Oncologia dell’ospedale Sant’Antonio Abate di Gallarate per stare accanto a quelle donne: i nomi scorrono sul grande schermo fino al grazie finale. Tutti insieme, persone comuni e istituzioni, come nel grande spettacolo della vita e della lotta al tumore, in cui ciascuno ha la sua parte da svolgere.
MULTIDISCIPLINARIETÀ, LA SFIDA
La «forza di essere un coro» era tutta sul palco ancora prima che il John Paul Choir di Albizzate facesse ballare tutti, ieri sera, sabato 21 febbraio, al Teatro Condominio-Gassman di Gallarate. «La forza della multidisciplinarietà, sfida della nostra era», messa a disposizione della lotta contro il cancro, come ha ricordato quel vulcano della presidente del Centro d’ascolto per le donne operate al seno che è Adele Patrini. Alla chiamata sua e del giornalista Alessandro Casarin hanno risposto in tanti. Dai gallaratesi che hanno riempito il teatro alle istituzioni: il Comune («Gallarate c’è e ci sarà sempre al vostro fianco», ha ricordato il sindaco Andrea Cassani), Ats Insubria e Azienda sociosanitaria della Valle Olona. Fino alla Regione Lombardia: l’assessore Guido Bertolaso ha inviato un videomessaggio al pubblico del Condominio per ricordare il «lavoro d’orchestra» fatto e da continuare a fare contro «la bestiaccia».
FRA SACRO E PROFANO
Al coro diretto da Samuele Cane il compito di far sentire al pubblico cosa significa cantare tutti insieme, ciascuno con la propria parte, per raggiungere un risultato che fa emozionare: settanta elementi hanno scaldato la platea con la colonna sonora di Sister Act, “Hail holy queen”, per poi far provare al pubblico tutto il caleidoscopio delle emozioni attraverso un reperto tra il sacro e il profano che, mano a mano che la musica scorreva, è diventato un inno alla speranza e alla resistenza di fronte agli alti e bassi della vita. Quando suona “The final countdown», la gente si emoziona, l’atmosfera è quella di chi lo sa che – come diceva Umberto Veronesi e come ha ricordato Casarin – suonarle al cancro è possibile davvero. «Torneremo per celebrare il cento per cento di probabilità di guarigione», ha detto convinta Adele Patrini. «Vi chiediamo un impegno in più», le ha detto il direttore sociosanitario della Valle Olona, John Tremamondo: «Vi chiediamo di tramandare la vostra passione ai giovani».
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