LA DECISIONE
Dai Comuni alle parrocchie, gli ultras lavorano gratis
Scontri dopo Varese-Bologna: ok alla messa alla prova. Assolto il capo degli Arditi
C’è chi andrà a pulire gli spogliatoi di una società sportiva giovanile e chi distribuirà pacchi alimentari e abiti alle persone in difficoltà. Ma anche chi darà il proprio contributo alle parrocchie (quelle della Comunità pastorale Beato Samuele Marzorati) o ai Comuni (da Varese a Laveno Mombello). Il giudice Alessandra Sagone ha accolto le domande di messa alla prova presentate dagli avvocati Giovanni Adami e Marco Bianchi e dei programmi dei lavori di pubblica utilità predisposti dall’Uepe - Ufficio di Esecuzione Penale Esterna - per quattro dei 15 ultras biancorossi accusati di violenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio per gli scontri con le forze dell’ordine all’esterno del palasport in occasione della partita di basket Varese-Fortitudo Bologna, il 24 aprile 2022 a Masnago.
Lavori che gli imputati dovranno svolgere per sei mesi (quattro ore a settimana), al termine dei quali dovranno anche dimostrare di aver risarcito il danno a poliziotti e carabinieri.
Dai Daspo al processo penale
Con l’ordinanza letta ieri in Tribunale, quindi, il procedimento penale è stato sospeso. Se le prestazioni non retribuite a favore della collettività saranno completate (la verifica è in programma dopo l’estate), i reati saranno dichiarati estinti. E la vicenda giudiziaria potrà dirsi conclusa. Gli imputati sono gli stessi che ricevettero il Daspo da parte del questore proprio in seguito a quegli scontri, con divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive per due anni (otto per i recidivi). Le frange più estreme delle due tifoserie, da sempre rivali, non vennero mai in contatto grazie all’imponente cordone di sicurezza organizzato delle forze dell’ordine. Ma un gruppo di ultras biancorossi, al termine del match, cercò di aggirare quello sbarramento, usando bastoni e cinture e lanciando petardi. Qualche contuso tra gli uomini in divisa, ma alla fine l’assalto fu respinto. Dei quindici imputati, dodici hanno scelto la strada della messa alla prova: sette hanno già iniziato il percorso di lavori socialmente utili in enti e associazioni, per quattro il programma dell’Uepe comincia ora; solo per uno deve essere ancora depositato (se ne riparlerà a febbraio). Altri due ultras hanno patteggiato nei mesi scorsi.
Assolto il numero uno degli Arditi
Solo un ultrà ha deciso di affrontare il dibattimento per dimostrare la propria innocenza: Marco Murano, capo degli Arditi, è stato assolto dall’accusa di concorso morale in violenza a pubblico ufficiale. «Ho preso 15 anni di Daspo, oltre a condanne per rapina ed evasione, e mi sono sempre assunto le mie responsabilità per ciò che ho commesso dentro e fuori da stadi e palazzetti - aveva dichiarato in aula - Ma questa volta non ho fatto nulla. Nelle mie condizioni di salute, con un pacemaker, non ce la facevo nemmeno a stare in piedi, figuriamoci ad andare allo scontro. Comunque, non era stata decisa alcuna colluttazione con le forze dell’ordine. Volevamo solo confrontarci con i tifosi di Bologna che stavano salendo sul pullman. Abbiamo aspettato che defluisse il pubblico, fatto i soliti cori di sfottò, ma non c’è stato alcun incitamento a scagliarsi contro le forze dell’ordine, né da parte mia, né da parte di altri del gruppo. C’erano pure le telecamere, ci siamo guardati in faccia, ho detto ai ragazzi “qua non si può far niente, ci arrestano tutti”. Mi sono spostato per sedermi perché non mi sentivo bene; mi sono distratto ed è successo il parapiglia». Da qui la richiesta di assoluzione formulata dall’avvocato Bianchi e accolta dal giudice.
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