L’INTERVISTA
«Amo Elia: i guai accadono quando è lontano da me»
Rossella Piras racconta per la prima volta del suo legame con Del Grande
C’è chi l’ha chiamata Dama Nera, ferendola. C’è chi la chiama «la sarda», a Cadrezzate. Nel paese dove il suo compagno Elia Del Grande è l’autore della “strage dei fornai.” È Rossella Piras, sarda della zona di Olbia, che sta passando la sua vita a fianco di Del Grande, già condannato a 30 anni di carcere e due anni di libertà vigilata. Ne ha scontati 26 anni e mezzo e ha espiato la sua pena. Il 30 ottobre scorso lui si era allontanato da una struttura analoga nel Modenese e domenica 5 aprile non era rientrato dal permesso pasquale dalla casa-lavoro di Alba. Poi il ritorno a Cadrezzate, quindi l’arresto. Sono in corso le indagini per i fatti che l’hanno riportato in carcere. Ed è in queste zone che La Prealpina ha incontrato Rossella Piras, in esclusiva.
«Come la Piras nessun’altra»
Le fotografie sui social non le rendono giustizia (non le pubblichiamo per motivi di privacy e di sicurezza). «Anche Elia mi dice che dal vivo sono meglio», sono le prime parole che dice aprendosi in un sorriso mentre sale in auto. Come tutti i sardi, quando sale in continente rispetta una legge non scritta: portare in dono dolci e formaggio. Sempre rimasta fuori dai radar, per la prima volta accetta di raccontarsi, aprirsi concedendo quella fiducia che i sardi dispensano con il contagocce.
«Siamo insieme da tanti anni. Ci siamo molto amati e ci amiamo», spiega. «Alla fine Elia stesso dice: «Come la Piras, non c’è nessun’altra». Mentre lo racconta mostra i tatuaggi, scopre le spalle una dopo l’altra. La scritta Elia dentro un cuore, poi una dichiarazione d’amore per Elia. E poi la mano sinistra, l’anulare dove ci dovrebbe essere una fede: c’è il tatuaggio di un intreccio delle loro iniziali “E R” con delle stelline. Poi svela: «Non solo io ho i tatuaggi dedicati a lui, anche lui li ha per me. Uno per tutti il mio nome tatuato sull’inguine», racconta svelando dettagli personali anche alla luce delle «donne» che nelle cronache sono state definite il punto debole del cinquantenne.
Una vita insieme ma divisi
Donne che comunque gravitano nella sfera di Del Grande, come quella che era stata un filarino di gioventù, donne che si “infilano” nella vita della coppia. «Elia è molto protettivo nei miei confronti, io nei suoi. I guai accadono quando è lontano da me». Una vita insieme ma divisi. Racconta di conoscere l’autore della strage dei fornai fin da giovanissima. Con uno sforzo di memoria torna indietro nel tempo: «Forse la prima lettera la scrissi io, poi andai per la prima volta in carcere, a Pavia».
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Veronica Deriu
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