IL CASO
Flotilla, gli amici di Giuseppina contro le critiche social
L'infermiera di Cannero Riviera fermata a Sirte
«Giuseppina sta bene, non ha problemi. Il convoglio di terra della Flotilla è nella zona di Sirte, dove le milizie di Haftar l’hanno fermato. Sono protetti dalla polizia del governo regolare libico. Ci siamo sentiti questa mattina alle 9, mi ha detto che stanno ricevendo un enorme supporto dalla popolazione libica, che sta offrendo cibo e acqua». Lo racconta all’Ansa il marito di Giuseppina Branca, l’infermiera di 79 anni di Cannero Riviera che si trova sul convoglio di terra diretto a Gaza attraverso il nord Africa.
Il rientro in Italia della donna dovrebbe avvenire «sabato o domenica. Lei è già stata nel carcere di Negev lo scorso autunno, non può rientrare in Israele. La situazione era prevista, lei è esperta ed è per questo che le organizzazioni la chiamano in queste missioni».
Secondo quanto riferito dall’uomo, al termine dei negoziati una delegazione - «un bus con medici e infermieri con medicine e alimenti» - ha ottenuto di poter superare il confine tra l’area del governo di Tripoli e l’area controllata dalle milizie di Haftar, per proseguire verso Gaza. «Gli altri, che trasportavano anche materiali per case mobili e costruzioni prefabbricate, devono tornare a Tripoli». Da lì, via Tunisi, faranno rientro a casa.
«Che tipo è Giugi? Non le piacciono i fronzoli, va dritta al sodo. Ha sempre detto che non le interessano tanti discorsi fatti a livello politico, se sente che deve andare, va». Lo racconta Wanda Brizio, un’amica di Giuseppina Branca. «La conosco da sempre. Ha fatto una vita avventurosa e ha sempre lavorato con organizzazioni umanitarie in giro per il mondo. È un’infermiera umanitaria - aggiunge -. L’ho sentita quindici giorni fa, mi ha detto “Domani parto”. Le ho chiesto se non le fosse bastata l’esperienza tragica dell’anno scorso, quando era partita via mare sulla Flotilla ed stata arrestata dagli israeliani e aveva trascorso due o tre giorni in carcere in condizioni assurde, mi ha risposto semplicemente “Io vado”. Non aveva paura, doveva farlo: meno male che qualcuno lo fa, lei ha il coraggio anche per me».
Sui social media diversi utenti però criticano Giuseppina: «Poteva starsene a casa», «Sanno a cosa vanno incontro, cavoli loro», «Ora ci tocca trattare e pagare per farli tornare», «Non era meglio se rimaneva a lavorare a maglia?». Replica Benito Donini, un amico di Giuseppina: «La gente comune dice che è fuori di testa. Io, con un pizzico di sana invidia, rispondo che vorrei avere un po’ del suo coraggio. Ne servirebbero tante di persone così, ma il coraggio non è di tutti. Meno male che ci sono persone come lei, libera, generosa e con ottime idee. Altrimenti saremmo messi ancora peggio».
Solidarietà dal M5s del Vco: «Fa male leggere sui social commenti carichi di odio e disprezzo nei confronti della Flotilla e di chi sostiene missioni umanitarie di questo tipo».
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